Due ex operai ammalati di tumore al fegato restano l'unica possibilità di arrivare ad una verità processuale sui danni del cloruro di vinil monomero alla Solvay. Queste sono, quantomeno, le conclusioni delle due sostitute procuratrici Ombretta Volta e Mariaemanuela Guerra che dopo sei anni d'indagini hanno chiesto ieri l'archiviazione per motivi diversi della posizione degli altri 72 ex dipendenti morti o ammalati. A rischiare la richiesta di rinvio a giudizio da parte delle pm rimangono comunque sette ex membri del Consiglio di amministrazione di Solvic-Solvay.
La scelta della Procura è indicativa della tesi accusatoria di fondo, e cioè che i vertici Solvay avrebbero potuto fare di più e di meglio per salvaguardare la salute dei loro dipendenti. Prima del 1975, quando divenne ufficiale il legame tra cvm e tumori, e anche dopo. E' quanto si evince dalle conclusioni del corposo fascicolo di richiesta di archiviazione per 23 dirigenti del passato di vario livello della multinazionale belga. Secondo la Procura, infatti, la malattia di sette lavoratori «non vi è dubbio che, in base alle attuali conoscenze scientifiche, sia casualmente connessa alla loro esposizione professionale al cvm. Ciò non solo per la natura della patologia sofferta, ma anche per le dosi di cvm assorbite a causa delle loro specifiche mansioni svolte durante il periodo lavorativo». Cinque di queste posizioni processuali, e qui entriamo nei tecnicismi, si sono estinte grazie anche alla legge ex Cirielli, restano quindi gli ultimi due: si tratta di ex operai colpiti da epatocarcinoma in tempi recenti, e la cui malattia è stata diagnosticata in tempo, grazie al monitoraggio sanitario avviato nel 2001. Per queste due persone c'è stato il riconoscimento di malattia professionale da parte dell'Inail. E tutti gli altri ex dipendenti inseriti nel dossier di Legambiente, morti o malati gravi? La Procura ha analizzato una ad una tutte le posizioni, escludendole dal processo perchè gli ex operai non erano stati a rischio per un lungo periodo di tempo oppure perchè le malattie che li hanno colpiti non sono «con elevato grado di probabilità scientifica riconducibile all'esposizione al cvm».
L'indagine resta in piedi, però, per due motivi. Fin dagli anni '60, scrivono i magistrati anche sulla base dei documenti sul famoso »patto di segretezza« tra le multinazionali chimiche, la Solvay sapeva della tossicità del cvm. Se avesse provveduto subito a dotare gli operai di maschere e protezioni, «avrebbe sicuramente salvaguardato la loro salute dagli effetti dannosi già noti, prevenendo anche i più gravi e irreversibili effetti successivamente scoperti», cioè malattie gravi e tumori. In secondo luogo, i miglioramenti impiantistici introdotti dopo il '74-'75 sono stati «consapevolmente tardivi», rimasero figure molto esposte come i pulitori manuali delle autoclavi e ancora nel 1986 un'ispezione dell'Asl rilevava «gravi carenze» su forniture di maschere in caso di fughe di cvm o cautele sulle operazioni di manutenzione.
I pm vogliono continuare le indagini, che dovrebbero ormai essere alla fine, per Claude Yves Marcel Loutrel, August Arthur Gosselin, Lugi Casani, Cyryll Van Lierde, Gerard Michael Davis, William Arthur Barnes e Pierre Vigneron. Su archiviazione e anche sulla restituzione degli atti, come chiedono i due pm, per continuare l'indagine, deciderà il gip.
Dal punto di vista tecnico, la procura ha separato l'unico procedimento contro gli ex dirigenti Solvay, in due troncocni: quello per cui chiede ora l'archiviazione per i 72 ex operai, l'altro da 'coltivare' contro i restanti 7 ex manager di Solvay-Solvic, per lesioni cagionate in anni precedenti il 1975.
Tutta l'inchiesta, però, a fronte dei casi rimasti (li chiameremo «nuovi» perchè ultimi) resta in piedi solo per due di questi, per lesioni, per cui la procura vuole arrivare al processo. Lesioni continuate nel tempo che si sommano all'altro reato, ben più grave, le omissioni dolose di protezioni sul lavoro.
E a «puntellare» queste ipotesi d'accusa è la consulenza tecnica sugli impianti e sulle fughe di Cvm di Giuseppe Genon: se prima del 1975 non si conosceva il reale impatto del Cvm, dopo e fino al 1998, le fughe di Cvm e le non protezioni durante il lavoro impianti hanno avuto gli operai negli anni. Per «proteggere» due di loro si arriverà al processo. Per avere una verità vera e non solo di carta.
01 marzo 2008