E' accaduto tutto quella mattina: davanti al corpo di Federico, senza vita. C'erano tutti quel 25 settembre 2005, i responsabili dei servizi della questura. Fin dai primi momenti, secondo la procura, tutti iniziarono a depistare le indagini.
L'accusa è falso e omissioni d'atto d'ufficio. Per questo sono nei guai 4 dirigenti e poliziotti indagati nell'inchiesta bis nata dal processo sulla morte di Federico Aldrovand: per loro il pm Nicola Proto ha chiuso le indagini e depositato l'atto d'accusa. Quella mattina, in via Ippodromo, c'era soprattutto Paolo Marino, dirigente dell'Upg, oggi indagato per omissione d'ufficio perché non informò il pm di turno, Mariaemanuela Guerra. Non le disse ciò che realmente era accaduto (e questa è sempre la tesi della procura): non le disse della violenta colluttazione tra agenti e il ragazzo, e disse che il decesso era dovuto ad un'overdose. Così facendo, Marino - secondo la procura - indusse il pm a non recarsi sul posto ed assumere la direzione delle indagini (indagini da cui la Guerra se ne andò 8 mesi dopo). E senza nessuno che cooordinasse realmente i primi atti, c'era il caos, quella mattina, in via Ippodromo.
Lo dimostrano le telefonate tra i due responsabili del turno di Volante e della centrale operativa: telefonate diventate capi di imputazione per Luca Casoni e Marcello Bulgarelli. Durante un colloquio tra i due, Casoni disse «stacca» alludendo all'interruzione della registrazione della telefonata. Per la procura è questa la prova di qualcosa che si doveva nascondere sulla morte di Federico: così oggi Casoni e Bulgarelli dividono i reati di falso (per non aver riferito al processo, la verità sullo «stacca») di favoreggiamento (verso i 4 imputati per la morte di Federico) e per omissioni d'atti d'ufficio (la mancata registrazione).
Quarto indagato Marco Pirani, accusato di omissione, perché come braccio destro dell'allora pm Guerra non trasmise alla procura copia del brogliaccio delle telefonate al 113 di quella mattina. Brogliaccio e altri documenti - oggi prove d'accusa - scoperti dalla stessa polizia, la squadra mobile, e fatti depositare in procura dall'allora questore Luigi Savina.
Fin qui le accuse. Perchè ora, la parola va alle difese. Gianluigi Pieraccini assiste Pirani: «Siamo costernati - spiega - perché nel dibattimento a carico di 4 poliziotti avevamo spiegato che non vi era nessun'omissione». Nessuna volontà di nascondere nulla, dunque, come sostiene ora Casoni: «Credevamo - spiega Alberto Bova, il difensore - che la sua posizione venisse archiviata, presenteremo ora memoria per convincere la procura della nostra estraneità».
Mentre Dario Bolognesi ed Eugenio Gallerani, difensori di Bulgarelli e Marino, attendono di leggere gli atti.
06 luglio 2009