La sessione pubblica della commissione sui progetti
«Il primo premio va al numero 18 che corrisponde... allo studio Arco di Bologna, dell'ingegner Mauro Checcoli». L'annuncio del progetto vincitore del Museo dell'ebraismo italiano e della Shoah è arrivato dalla voce di Carla Di Francesco, presidente della commissione di gara, che si era incrinata qualche minuto prima nel leggere chi era stato da loro "bocciato", o meglio piazzato al secondo posto: il colosso Ove Arup & partner di Londra, con il quale ha collaborato Peter Eisenman, archistar mondiale che ha nel suo carnet il memoriale dell'Olocausto a Berlino. E più tardi arriverá la conferma della partecipazione alla gara di Daniel Libeskind, il progettista del Museo berlinese della Shoah e dello spazio attorno alle Torri gemelle, contattato dalla ferrarese Uteco. Tutti, compreso il terzo arrivato Politecnica di Modena, dietro Checcoli, e lo smarrimento era avvertibile nell'aula strapiena di architetti e addetti ai lavori. Solo ieri i commissari hanno saputo chi aveva presentato i progetti da loro scelti, e lo show dell'arrivo degli scatoloni con i nomi "segreti" ha aperto lo strada al colpo di scena.
GLOCAL E TECNOLOGICI. Il progetto Arco ha preso 97,2 punti su 100 da parte della commissione, composta anche dal rabbino Roberto Bonfil, dagli archietti Guido Canali e Carlo Magnani, e da Margherita Guccione (museo Maxxi), contro i 93,8 dei londinesi. Un punteggio altissimo, così spiegato nella motivazione: «Per la qualitá della soluzione proposta che vede un interveno misurato e flessibile, di grande permeabilitá urbana. Notevoli potenzialitá comunicative sul piano simbolico». In realtá anche quello messo assieme dai bolognesi è un super team, che ha integrato le conoscenze locali sul "carattere" della cittá e i luoghi con quelle della new wave americana in fatto di tecnologia, materiali e scelte estetiche. «Vogliamo costruire un museo che comunica, come dimostrano le pareti dei nuovi edifici coperte di scrittura - spiegherá poi lo stesso Checcoli - Dobbiamo molto al lavoro dei giovani di Alessandro Cambi, dello Scape di Roma, e al gruppo di Los Angeles di Michael Gruber. E' senior parner dello studio di Richard Meier (altra archistar, ndr), con loro abbiamo lavorato via web». C'è pure Kulapat Yantrasast, che ha firmato molti nuovi musei americani e l'Armani di Milano, collaborando con Tadao Ando.
COME SARA'. Checcoli, poi, conosce bene Ferrara, «venivo da piccolo a fare le gare di equitazione sui bastioni», prima di prendersi due medaglie alle Olimpiadi di Tokio. Il rispetto per l'ambiente è centrale nel progetto, «il calore sará geotermico, lo prenderemo sottoterra, e ci saranno molti pannelli fotovoltaici». Nell'area dell'ex carcere si vedranno cinque nuovi edifici a forma di libro, come la Torah, con superfici hi-tech iscritte a mo' di tavole. Eisenman? «Potenza e originalitá» si legge nella motivazione, enormemente impegnativo per una cittá come Ferrara, è il commento a margine. Ora serve il progetto esecutivo, con i contenuti dei percorsi espositivi, e l'appalto, previsto entro il 2012. Oggi appalto della palazzina di via Piangipane, futura sede della Fondazione Meis.
COMMENTI. Dopo la sorpresa iniziale, sono positive le reazioni del Comune. «Sono contenta - ha detto l'assessore all'urbanistica, Roberta Fusari - che abbia vinto un gruppo di progettisti giovani provenienti da tutto il mondo, da Roma, dagli Stati uniti, dalla stessa Ferrara, capegguato da uno studio di Bologna che ci dá grande garanzia». Ora la cittá si unisca per passare alla fase realizzativa, è l'invito del sindaco Tagliani. E applaude anche la Fondazione Meis. (s.c.)
27 gennaio 2011