Portomaggiore, assieme alla Pro Loco raccolti oltre tremila euro Ed un malato di sclerosi multipla potrà sottoporsi alla cura Zamboni
PORTOMAGGIORE
Sono ormai tre i pazienti “adottati” da privati che si potranno sottoporre al progetto Brave Dreams del professor Paolo Zamboni: il primo per opera dell'Officina Ferrarese e della palestra Millenium di Ferrara, il secondo a cura del Comune di Vigarano Mainarda ed il terzo ieri da parte del Comune di Portomaggiore in collaborazione con la Pro Loco. Proprio a Portomaggiore è stata infatti effettuata una raccolta fondi (3.415 euro) a favore dell'Associazione onlus Ccsvi nella lotta sclerosi multipla. «Questa adesione al nostro appello - ha dichiarato il direttore generale della azienda Sant’Anna, Gabriele Rinaldi - ci riempie di soddisfazione e ci stimola a proseguire con grande entusiasmo. Stiamo infatti procedendo con l'identificazione dei malati mentre già i primi dieci Centri distribuiti in diverse Regioni, stanno formalizzando i dati e partecipando a corsi di formazione. Ferrara sarà comunque il punto di riferimento per tutti».
Entro l'estate - ha spiegato - «partiremo concretamente con la sperimentazione. Anche l'Associazione italiana sclerosi multipla è già in possesso della documentazione e quindi ha autorizzato i fondi a nostro sostegno». L'ultima dimostrazione di intervento di solidarietà - come l'ha definita Rinaldi - nasce dalla serata “Un calcio… per la ricerca” durante la quale si è svolta una partita di calcetto femminile fra le squadre Nate dopo e Nate prima ( che hanno vinto per 3 a 2), proseguita con la cena, l'intrattenimento musicale a cura di Alessandro e Marinella e l'estrazione di una lotteria; tutto organizzato da Antonella Bovi e dalla figlia Elisa che condividono “le difficoltà” del papà Giacomo Chersoni, da Francesca Fabbri a cui si sono uniti Clara e Gabriele Fuschini affetto da Ccsvi e Sm ma curato già nel 2007 dal professor Zamboni con ottimi risultati. «Non riuscivo più a camminare - ha ricordato - avevo un'invalidità riconosciuta del 100%, il farmaco mi dava effetti collaterali e non ero più in grado di continuare il mio lavoro di odontotecnico. Oggi sto benissimo e posso anche progettare il mio futuro». Una testimonianza che dà speranza a tanti malati, tra cui i primi 680 con cui si partirà a breve.
«Lo studio completo - ha precisato poi il professor Zamboni - ci fornirà le vere percentuali della sperimentazione che durerà un anno durante il quale ogni malato sarà operato,nel più assoluto anonimato in quanto noi medici, al di fuori dei risultati degli esami diagnostici, non conosceremo nemmeno il suo nome». Lo studio Zamboni è l'unico impostato in questo modo ed è stato accettato dal governo americano che lo ha registrato tra quelli che concorrono al bene umano.
Margherita Goberti
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