L’allarme lanciato dalla presidente della Ccsvi nella sclerosi multipla: la paura è quella di vedere scomparire una ricerca tutta italiana, speriamo di non essere costretti a emigrare
Il timore di «essere costretti a emigrare» e la paura che «i condizionamenti e le difficoltà poste dal Ministero della Salute» facciano «scomparire una ricerca tutta italiana», su cui si concentrano molte speranze, mentre all’estero proseguono sperimentazioni, studi e ricerche sulla angioplastica alle vene colpite da insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi) come trattamento della sclerosi multipla.
A lanciare l’allarme, in una nota, è Gisella Pandolfo presidente della Ccsvi nella Sclerosi Multipla Onlus, associazione che supporta gli studi di Paolo Zamboni, responsabile del Centro malattie vascolari dell’Università di Ferrara, in merito alla correlazione tra una patologia venosa da lui stesso scoperta, la Ccsvi, e la Sclerosi Multipla e al fatto che, curando la prima con l’angioplastica, i malati di sclerosi possano ottenere benefici.
Negli Stati Uniti, «ad Albany uno studio preliminare su 125 pazienti, appena reso noto, conferma l’efficacia dell’angioplastica alle vene colpite da insufficienza venosa cronica cerebrospinale come trattamento della sclerosi multipla - si legge nella nota - e a Stanford i ricercatori danno per scontato che la Ccsvi esiste e che si associa alla sclerosi multipla e indagano mettendo a confronto due diverse tecniche diagnostiche, che risultano in parte sovrapponibili e quindi ulteriormente confirmatorie della correlazione tra le due patologie. In Canada - viene osservato ancora - si stanziano fondi pubblici per il finanziamento di trial clinici su queste patologie e relativo trattamento».
In Italia invece, ammonisce Pandolfo, «si mette ancora in dubbio l’esistenza stessa della Ccsvi, si discute pretestuosamente della sua correlazione con la sclerosi multipla si perde tempo, pavidamente facendosi condizionare da falsamente motivate e restrittive posizioni ministeriali».
Di fatto, conclude, «mentre l’Italia sta a guardare, il resto del mondo procede nell’accettazione e conferma di quanto proposto da Paolo Zamboni. Ci auguriamo di non dover essere tutti costretti a emigrare, malati in cerca di cura e ricercatori onesti in cerca del giusto riconoscimento».