Venerdì prossimo lo spettacolo al De Micheli a metà strada fra recitazione e nuove sonorità
COPPARO
«Ciao sono Manu, come stai?». Ti saluta così al telefono e per un istante hai l’impressione di aver chiamato un numero sbagliato. Ma è solo un istante, perché Emanuela Trane è evidentemente “Manu” per gli amici e Dolcenera per i fan. La cantante sarà in concerto il 16 dicembre al Teatro De Micheli di Copparo, una delle tappe del tour che prende il nome dall’ultimo album dell’artista, “Evoluzione della specie”. Un tour teatrale che ha toccato grandi città italiane e ora arriva anche in provincia, con il suo carico di originalità, fantasia e spettacolo: «Non volevo fare un semplice concerto», sottolinea infatti Dolcenera.
Da quale idea prende le mosse questo spettacolo?
«Dall’idea di far scivolare le canzoni sul filo del respiro di una storia. Ci sono aspetti tipici del teatro, parti recitate e, appunto, una storia innestata all’interno della scaletta. Si tratta di una fiaba, una fiaba inquietante, “La regina delle nevi” di Andersen. Con la collaborazione della regista Anna Maini, abbiamo pensato ai personaggi che potevo rappresentare, mentre le luci e la scenografia di Joe Campana creano un’atmosfera visionaria».
Una “Evoluzione della specie” che richiama anche la tua evoluzione artistica e di stile?
«Sì, penso all’evoluzione del suono, soprattutto, tanto che nello spettacolo si alternano parti acustiche e arrangiamenti elettronici».
E’ un’evoluzione che ti porterà di nuovo a Sanremo?
«No, non quest’anno, non ci ho nemmeno pensato. Sanremo lo devi fare se hai un’idea importante in cui credi, una tematica che intendi mettere in particolare evidenza. Altrimenti meglio lasciar perdere».
Dopo le grandi città italiane il tour tocca anche la provincia. Trovi differenze nella ricettività del pubblico?
«Io penso che la differenza non la faccia la dimensione della città, ma quanto una città investe nella cultura. Ci sono piccoli paesi particolarmente ricettivi grazie a una programmazione culturale ricca, che ha abituato il pubblico agli spettacoli e al teatro. La differenza è tutta lì».
Hai dichiarato di aver paura del futuro, di sentirti un po’ precaria… ti riferivi solo alla musica o a qualcos’altro?
«Mi riferivo anche alla musica. E’ un periodo di crisi economica che si riflette anche sul nostro mondo. Un periodo in cui si tende a eliminare i beni superflui e la musica pare lo sia… Su questo aspetto sono alquanto pessimista, non intravedo a breve molte soluzioni o prospettive migliori».
Per una donna è ancora più difficile, forse…
«Questo sì, perché anche nella musica la donna è discriminata. Si fa più fatica, per tutta una serie di motivi. Se sei uomo e sei fico hai stuoli di ragazzine e donne che ti seguono anche per questo, mentre il pubblico maschile non segue una cantante donna solo per questo motivo. Nelle canzoni d’amore, quelle che vanno per la maggiore, se è un cantautore a disperarsi e piangere scatta la commozione, se lo fa una cantautrice rischia di diventare patetica. E tutto questo si riflette sulle scelte e sul mercato discografico».
Mauro Alvoni