L’incontro

Marani, discussione sulle lingue

Lo scrittore traduttore ha parlato agli alunni di Carducci e Ariosto

    Le lingue vanno sperimentate, masticate, sbagliate, magari inventate ma poi, tra tutti questi passaggi, vengono assimilate. Ieri mattina tre classi (due dell’Istituto “Carducci” e una del Liceo “Ariosto”) hanno incontrato lo scrittore traduttore Diego Marani. Il colloquio, tenutosi come momento di “infarinatura” in vista del terzo convegno “Culture e letteratura della migrazione” (30/31 marzo), ha catturato l’attenzione dei giovani studenti che hanno ascoltato e interagito con lo scrittore.

    «Dobbiamo rompere la barriera della lingua legata alla nazione. – spiega Marani – Ciò non significa rinnegare la propria cultura e la propria appartenenza ma, grazie ad una maggiore apertura mentale e sociale si possono migliorare le cose». I sedicenni che frequentano l’indirizzo linguistico seguono incuriositi, a volte stupiti, tutti i discorsi del traduttore:«Io sono ferrarese ma vivo a Bruxelles; parlo inglese e conosco altre lingue ma per questo non rinnego l’italiano; - e continua – il multilinguismo non deve essere un blocco ma una forza. In futuro si parlerà sempre di più di identità europea piuttosto che di identità nazionale, non per cancellare decenni di storia, ma semplicemente perché il mondo si evolve».

    Marani cattura l’attenzione dei giovani anche con battute, sorrisi, consigli e, al momento di salutare le classi, confida con un sorriso:«La prima volta che sono andato a Londra parlavo con i titoli delle canzoni dei Beatles; facevo moltissimi errori e la gente rideva e ridevo anche io. Ma - conclude – anche quello era un modo per comunicare».

    Samuele Govoni

    29 gennaio 2012

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