In aula accusa il marito poi esce con lui e la scorta

Sono in un programma di protezione criminale: lei lo ha denunciato per botte Ma è sempre tornata a casa. Ieri incredibile processo davanti a giudici e polizia

    E’ forse il processo più incredibile che si stia celebrando da tempo in tribunale, con un collaboratore di giustizia che si presenta in aula con la scorta e la stessa moglie, protetta come lui. Peccato che sia la moglie ad accusarlo di maltrattamenti, di lesioni (per averle spezzato un dito), ingiurie, minacce («ti ammazzo, te e tuo figlio») e violazione della privacy («io no so nemmeno le mie password, lui me le cambia», dice lei).

    La vita di lei è un inferno da diversi anni, tanto da arrivare a denunciarlo per la prima volta tre anni fa. Poi ha tentato di andarsene ma è tornato ancora da lui. E allora dopo la storia che racconta come vittima e parte lesa del reato, in tribunale davanti a tutti, il giudice Alessandro Rizzieri sgrana gli occhi, sorpreso e allibito come tutti i presenti in aula, e le chiede: «Ma prima di venire qui, cosa le ha detto suo marito?». «Niente» risponde lei, tra l’innocenza e l’assenza. Il paradosso di tutto questo è che la donna pur avendolo denunciato, e pur confessando in aula tutto ciò che subiva (segregata in casa e tenuta senza mangiare) ieri mattina è giunta in tribunale con il marito ed è tornato a casa con lui. E la scorta di tre poliziotti. Perchè a rendere ancor di più questo processo è il fatto che tutta la famiglia è sottoposta a programma di protezione criminale: nessun nome, allora, anche se il processo era a porte aperte e quello di lui era affisso al ruolo d’udienza. Ma il vero paradosso è che una persona e la sua famiglia sottoposti ad un programma di protezione dallo Stato, debbano presentarsi in un tribunale per un processo «familiare», rendendo vulnerabili tutti, anche i presenti, giudici e giornalisti compresi, poichè parliamo di criminalità, anche se non sappiamo di che livello, se grande o piccola: «Io non so nemmeno perchè mio marito è in un programma di protezione, non me lo ha mai detto il perchè» ammette ingenua la moglie.

    La famiglia, lui e lei e due figli, vivono nel Ferrarese. I fatti per cui sono entrati in un programma di protezione risalgono a tanti anni fa nel Sud Italia (genericamente, tutte cautele che adotta chi scrive, ma che non potevano essere adottate anche da chi gestisce il programma di protezione?).

    La loro storia diventa pubblica perchè al processo lei lo accusa di percosse, minacce, botte, ingiurie e altro. «Ho tentato di separarmi, ma lui dice che prima ammazza me e poi si ammazza». Due i figli, il primo avuto con altro uomo, il più piccolo in comune tra i due. «Solo a lui portava da mangiare omogeneizzati, mentre io e l’altro figlio restavano per giorni senza mangiare, chiusi in casa». La prossima puntata, tutti insieme in aula con la scorta, il 28 marzo prossimo. (d.p.)

    03 febbraio 2012

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