Chiuso da agosto, il supermercato di via XXV Aprile riapre a fine mese grazie alla Ottodue srl formata dai cinque addetti
Riaprirà a giorni, quando ancora non è stato deciso, ma quasi certamente entro la fine del mese. Parliamo del supermercato Punto Sma in via XXV Aprile, ma la vera notizia è che a gestirlo sarà la nuovissima società “Ottodue srl”, nata ufficialmente mercoledì (appunto l’8 febbraio) e formata da quelli che al momento della chiusura erano i dipendenti.
La chiusura dell’attività risale al 22 agosto 2011, quando è deceduto il titolare Paolo Pazzi, che prima di avere la gestione del supermercato cittadino avevo quello di Voghiera. I problemi legati all’eredità (coinvolto un minore, il figlio del titolare) e la volontà della Punto Sma di dare l’attività in franchising in modo diverso ha fatto sì che di fatto per sei mesi la struttura restasse chiusa ed i cinque dipendenti impossibilitati a lavorare altrove, perché nessuno poteva licenziarli...
Poi ecco l’azzardo: Veronica Bergamini (al Punto Sma da dieci anni), Chiara Ferrari (dal ’97 a Voghiera, poi in città), Elisa Mazzoni (dal ’99 in negozio), Debora Tartarini (dal 2003) e Fabio Zurma (dal 2008) propongono alla Punto Sma di rilevare l’attività.
«All’inizio ci fu risposto di no - raccontano i cinque nuovi soci in redazione -, perché non eravamo in grado di prenderci un impegno economico, trattandosi di contratto d’affitto d’azienda associato al franchising Punto Sma. A gennaio ci abbiamo riprovato, inviando una nuova mail alla Punto Sma. Stavolta ci hanno fatto diverse domande e dopo un paio di giorni ci hanno chiesto se eravamo ancora interessati all’idea della società. Lo scorso 20 gennaio a Padova abbiamo incontrato i dirigenti della sede centrale della Punto Sma ed è stato trovato l’accordo. Abbiamo così formato una srl con capitale sociale che ci verrà poi rimborsato, noi sul piatto mettiamo tanta voglia e l’ottimo rapporto con i clienti».
In che condizioni si trova ora il supermercato?
«In questi mesi abbiamo spesso fatto dei giri dentro, sistemando alcune cose. La merce è rimasta da allora, ci penserà un curatore fallimentare a venderla prima che noi si prenda possesso del market».
Spaventati?
«La vita cambia, avremo sicuramente più lavoro da fare e c’è l’impegno economico iniziale. Ma non c’erano alternative lavorative in giro ed i nostri famigliari ci stanno dando un notevole appoggio».
Poi ci sono i clienti...
«Il quartiere è come un paese, ci si conosce tutti ed i clienti quando ci vedono chiedono sempre notizie. Crediamo saranno tutti contenti della riapertura del negozio e del fatto di ritrovare noi, saranno loro a farci la pubblicità migliore».
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