A colloquio con il nuovo provveditore Ponticiello: «La realtà ferrarese è molto vivace culturalmente, non mi sembrate per niente dei conservatori»
Dall’ 11 gennaio Antimo Ponticiello è il nuovo provveditore agli studi, pardon, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale. Incarico ricoperto da reggente perché contemporaneamente il 34enne originario di S.Antimo (Napoli) mantiene la guida del settore risorse finanziarie nella sede regionale di Bologna.
«A Ferrara sono comunque tendenzialmente tre giorni a settimana. L’impegno è duro ma piacevole e l’agenda è fittissima, in queste settimane d’esordio sto incontrando i principali attori istituzionali del territorio».
Prime impressioni?
«Ottime. L’accoglienza è stata splendida e la cosa mi ha confortato, vista anche la mia giovane età. Questa mi sembra una realtà vivace culturalmente, dall’enorme potenziale di crescita: non credo come si dice che i ferraresi siano conservatori, sto constatando molto spirito di iniziativa».
Cosa mette al centro del suo impegno nella nostra provincia?
«Lo spirito di partecipazione, che va valorizzato. Così come da rivalutare è il ruolo dei protagonisti della scuola, a partire dai cittadini e da chi ci lavora, passando per le associazioni e i partner privati. La collaborazione è fondamentale».
Un tema d’attualità è il dimensionamento degli istituti, con accorpamenti previsti in città (Iti-Ipsia e Navarra-Vergani) e sul territorio.
«In termini generali, credo siano operazioni da cui possono scaturire nuove opportunità. Ma sia chiaro che anche in questo caso le decisioni vanno prese assieme. Le comunità e i sindaci difendono strenuamente i piccoli plessi? Capisco, ma la strada è in un certo senso tracciata, dobbiamo gestire al meglio un processo che è appena iniziato».
Il mondo della scuola è da qualche anno sottoposto a una riforma permanente. Non si rischia l’instabilità perenne?
«Può essere che tutto ciò desti perplessità e incertezze. Ma il cambiamento è anche foriero di miglioramenti. L’autonomia scolastica ha da tempo avuto un riconoscimento del legislatore, di tipo organizzativo e didattico: è un principio da concretizzare e incentivare, senza eccessive intrusioni da parte dell’esterno».
Recentemente tante polemiche hanno riguardato i tagli alle risorse finanziarie assegnate alla scuola. Sono giustificate?
«Come dicono gli economisti, le risorse sono sempre scarse. Dobbiamo avere le capacità manageriali di incrociare le diverse variabili e far quadrare il tutto. Le assegnazioni del personale? E’ ancora presto per fare delle scelte, ancora ci mancano tante informazioni, tra cui le iscrizioni al prossimo anno scolastico».
La pubblica istruzione si regge sul precariato diffuso tra il personale.
«Al di là del sensazionalismo, è utopistico dire che è possibile abolirlo. Le persone vanno incoraggiate a metabolizzare questa realtà. Capisco che è faticoso, anch’io sono stato precario».
Lei ha avuto esperienze lavorative anche nel privato, non è così?
«In precedenza mi sono occupato delle risorse umane di alcune multinazionali, con esperienze anche in Irlanda. Sono entrato al ministero dopo il corso-concorso per allievi dirigenti presso la Scuola superiore della Pubblica amministrazione. Poi ho scelto le articolazioni periferiche anziché Roma. Così eccomi arrivato a Bologna e oggi a Ferrara».
Fabio Terminali