Parlano i romeni ospitati nell’ex convento di via Boccacanale Viaggio notturno nel ricovero allestito per i senzatetto
FERRARA
Il vento, freddo, soffia forte in via Carlo Mayr. Fa oscillare i vecchi lampioni, sbattere le tende, solleva le cartacce in terra.
Il civico 1 di vicolo Boccacanale, stretta strada perpendicolare, è un indirizzo che in questi giorni parecchie persone senza fissa dimora devono aver mandato a mente.
Era un convento, e la nostra guida Andrea Prini ci spiega che dovrebbe diventare un centro per le famiglie. Il freddo e la neve di questi giorni hanno portato ad un altro uso della struttura - ora gestita dall'associazione Viale K - che il 30 gennaio ha accolto la prima persona strappata alla strada e ai rischi cui è andato incontro Nicolae Moise, Nicu.
E proprio lì sono arrivati venerdì due suoi amici e connazionali. Stanno in una stanza con quattro letti, non tanto grande ma bella calda. Listelli di legno alle pareti. Attraverso un grande sforzo di astrazione, si potrebbe pensare di essere in una baita di montagna. Ma così non è, e i loro racconti riportano all'inverno ferrarese del 2012.
Mircea Borlao ha trentotto anni, vive in Italia da quindici, di cui gli ultimi cinque nella nostra città, in un appartamento Acer dell'entromura. Faceva il muratore e il pavimentista. Ad interrompere la sua quotidianità, le discordie in famiglia - racconta - i rapporti burrascosi con la suocera e la moglie, madre dei suoi tre figli. Il giorno di Natale del 2010 deve uscire da quell'appartamento a cui ora dice di non potersi avvicinare più di trecento metri.
Cosa hai fatto allora? «Sono finito per la strada» Dove? «In una baracca in via Modena, vicino al Mc Donald's». Una sistemazione durata oltre un anno, compreso tutto l'inverno del 2011, «quando faceva meno freddo di adesso?» domanda intervistatore. «Sì, ma...» e l'espressione fa capire che c'era ben poco da scherzare anche all'epoca. Poi cos'è successo? «Poi è morto Nicu. Era un nostro amico, e allora Polizia e Carabinieri sono arrivati da noi e ci hanno detto di venire qua».
Nella stessa stanza è sistemato Vasile Nitita, giunto direttamente a Ferrara dieci mesi fa dalla Romania. Non è riuscito a trovare lavoro, «chiede la carità» spiega Mircea, che deve fare da traduttore perché Vasile quasi non spiccica parola. «Stava al Barco con l'amico morto» spiega ancora.
Un terzo romeno ha trovato posto venerdì in vicolo Boccacanale, però non ha accettato di dire il suo nome e di lasciarsi fotografare. Non è nella stessa stanza, ma in un ampio pianerottolo al piano superiore. Da quanto tempo è a Ferrara? «Dal 2002». E da quanto è ospitato qui? «Da due ore». Prima dove stavi? «In una baracca in via del Lavoro». Fine della discussione, è stanco e vuole dormire.
Intorno alle 22, il responsabile ci aggiorna sul numero delle persone ospitate. «In questo momento sono tredici, però per stasera ne dovrebbero arrivare altre tre-quattro, sono passate prima e hanno detto che sarebbero tornate». Tante le nazionalità: cinque-sei tra tunisini e marocchini, tre-quattro uomini romeni e una donna loro concittadina, ma non mancano tre-quattro ragazzi italiani più un altro anziano connazionale. «C'è stato bisogno di parecchi interventi per rendere utilizzabile la struttura, e ancora non sono finiti - spiega Prini -. Quando siamo arrivati i muri erano neri», mentre adesso sono perfettamente imbiancati. «Di posto ce n'è sempre - conclude -, abbiamo ancora un salone a disposizione».
Non si lascia fuori nessuno. In via Carlo Mayr, il termometro segna tre gradi sotto lo zero. Sono le 10 di sera e sta per arrivare una nuova bufera di neve.
Gabriele Rasconi
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