Il toccante racconto di una donna che è stata sfrattata Don Bedin l’ha trovata alla stazione e le ha dato una stanza
FERRARA
Fa effetto incontrare una donna emiliana in un dormitorio di fortuna come quello degli ex Agostiniani. Uno si aspetta – e non significa che vada bene – stranieri dall’est Europa e dal nord Africa, non una signora con l'accento bolognese. Niente foto e niente nome, «perché al lavoro se sanno che sei in difficoltà si approfittano di te ancora di più», ma tanta disponibilità a raccontare la propria storia. «Cinque anni fa mi trasferii da Bologna a Ferrara per lavorare, ero dipendente – l’unica – in un’attività». Le cose vanno male, «l’attività ha cominciato a spegnersi piano piano», e così sei-sette mesi fa si è trovata senza lavoro. Davanti, il baratro: «non sono più riuscita a pagare l’affitto e a metà gennaio, con parecchi arretrati, sono stata sfrattata». I suoi tre figli, tutti fuori di casa, conoscono la situazione, però lei non voleva «pesare su di loro, nemmeno io avrei ospitato con piacere la suocera a tempo indeterminato». E così, la soluzione si è chiamata Stazione. «Sì ci sono passata, qualche notte là l’ho trascorsa» racconta, trovando il modo di sorridere. Il 5 febbraio arrivano i volontari di Viale K e le offrono una possibilità che accetta. Ora, nell’ex convento, aiuta il responsabile Andrea Prini, intanto cerca lavoro e riesce a svolgerne qualcuno qua e là.
«La mia situazione rimane un grande punto interrogativo – conclude – Non ce n’è per nessuno». Un dramma della solitudine e della povertà scoperto con il freddo. (g.r.)