Il Consorzio Delta Più chiuderà i battenti

Il presidente Mantovani: «Gli operatori non ne hanno capito il senso Le amministrazioni non vogliono ascoltare. E il turismo sta languendo»

    di Maurizio Barbieri

    BOSCO MESOLA. Otto anni fa alcuni imprenditori della zona compresa tra Goro, Gorino, Bosco Mesola e Volano avevano costituito il Consorzio Delta Più il cui scopo era quello di dare impuilso al turismo in questa zona situata nel delta delPo. Tra i fondatori Gabriele Mantovani, titolare dell’agriturismo Ca’ Laura che si trova tra Bosco e Goro il quale assunse la carica di presidente. A distanza di otto anni il Consorzio si appresta a chiudere i battenti. Un’esperienza finita male tanto che entro fine mese i soci rimasti (da 24 ne sono rimasti solo tre o quattro) si ritroveranno davanti ad un notaio per scrivere la parole fine. «Gli operatori non hanno capito il senso di questo Consorzio - dice piuttosto amareggiato Gabriele Mantovani - lo scopo era quello di creare una voce più autorevole verso le amministrazioni ma tutto questo non è stato recepito e forse alle stesse amministrazioni va bene così. Il turismo doveva essere la grande scommessa ed invece sta languendo».

    Lo stesso Mantovani ne elenca i motivi: «Non si possono vendere cose che non ci sono. Viene venduta aria fritta. La maggior parte delle piste ciclabili esistono solamente sulla carta. Il Boscone è gestito non nelle dovute condizioni. I rapporti con le amministrazioni comunali di Goro e Mesola non ci sono. Nel giro di un paio di anni le presenze turistiche sono diminuite del 30-40%. Il richiamo c’è però mancano i servizi basilari. C’è solo una specie di ciclabili di un km. e 300 metri che da Bosco arriva fino alla mia struttura»: Mantovani, che da sedici anni gestisce l’agriturismo Ca’ Laura va avanti nelgli esempi. «Il percorso per arrivare alla Lanterna Vecchia da Gorino verso il faro dalla parte ferrarese è impossibile arrivarci. A Torre Palù si è speso una valanga di soldi per nulla. La strada per arrivarci è impercorribile con buche profonde mezzo metro ed ora è il sito per discarica di auto. Purtroppo le amministrazioni non vogliono ascoltare gli operatori che qui vivono e lavorano a cominciare dal Parco per finire ai Comuni e alla Provincia. Gli assessori provinciali al turismo che si sono succeduti in questi anni hanno prodotto solo parole e nulla o quasi di concreto. Il fatto è che il turista che viene in questi luoghi cerca l’ambiente, la natura, il paesaggio, vedere il Boscone. Gli interessa poco vedere il museo del cervo nel castello di Mesola, vuol vedere il cervo, quello vero, dentro al Boscone. Il fatto è che ai vari livelli ci sono persone che di turismo capiscono molto poco e noi operatori non siamo mai stati ascoltati anche se siamo noi ad avere investito e a rischiare in prima persona. Se non cambia la mentalità ovvero di dare uno sviluppo turistico cambierà assai poco altro che turismo ambientale come risorsa come si diceva negli anni Ottanta e Novanta».

    15 maggio 2012

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