Anita si mobilita per salvare le Poste

La comunità si riunisce in assemblea davanti all’ufficio «Siamo anche pronti a marciare su Bologna»

    ANITA. Quattro o cinque telefonate e il tam tam di sabato pomeriggio è rimbalzato in tutta Anita. «Alle 17 c'è un'assemblea davanti alla Posta»: è il messaggio inviato dal presidente del Cdp Matteo Bandini. E in tanto arrivano alla chetichella: giovani, pensionati, mamme, nonne; persino una persona in carrozzina. Tutti vorrebbero dire la loro sulla paventata ipotesi della chiusura delle Poste di Anita. La gente non ha certo intenzione di fare la guerra perchè quella vera, da queste parti, l'han fatta veramente. «Nessuna guerra - dice Ernesta Bolognesi -, ma di battagliare perchè non chiuda, questo sì. Abbiamo pazientato per i continui errori dei postini che scambiano la posta di via Mazzini ad Argenta con via Fratelli Mazzini di Anita e siamo costretti a telefonare noi per mettere a posto tutto. E poi: dov'è la mia bolletta del telefono?». Ma se l’ufficio dovesse chiudere davvero? «Marceremo su Bologna - risponde una pensionata -.Non staremo con le mani in mano: che lo sappiano». «Ci hanno fatto aprire i conto correnti postali per poter tenere aperto l'ufficio e ora ce lo chiudono? E no, così non si fa» aggiunge Walter Tosi. Già anni addietro, infatti, Anita si è mobilitata per salvare le Poste, perchè «pur di salvare il servizio - ricorda Danilo Altini, ex presidente Cdp - riuscimmo a raggiungere un numero di conto correnti sufficienti per tenere aperto anche se a giorni alterni. Fu una conquista e dissero che non c'erano più problemi come è vero che non ci siamo lamentati del personale però, noi abbiamo tenuto gli occhi aperti perchè con i giorni alterni (martedì, giovedì dalle 8,15 alle 13.45 e il sabato dalle 8,15 alle 12.45), cercavano di saltarli e ogni volta avevano una scusa...». «Anche sabato 14 luglio - interrompe un pensionato - l'ufficio era chiuso per interventi tecnici». "L'arredo dell'ufficio - interviene un'altra persona - è nostro, e le Poste non pagano nemmeno l'affitto». «E’ così - dice la proprietaria del locale - e ricordo che l'affitto annuale di 3mila mi è pagato dal Comune di Argenta e se si considera che tra denuncia e Imu, pago 1.600 euro, dico che lo faccio solo per i miei compaesani». «Organizziamo un censimento - aggiunge Vander Penazzi - per verificare il numero dei conto correnti della gente di Anita che non appartengono a Longastrino».

    Giorgio Carnaroli

    16 luglio 2012

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