Barche ferme e poco pesce, tutti i danni della siccità

Viaggio lungo il Po: da Stellata a Serravalle sono evidenti le conseguenze negative nel bacino fluviale. "Se avessero dragato il fiume la situazione ora non sarebbe così grave"

    di Gian Pietro Zerbini

    Che differenza rispetto all’ottobre di 12 anni fa! Nel 2000, durante i giorni della grossa piena e soprattutto della grande paura, il Po sembrava un sprinter giamaicano su una pista olimpica. Correva forte verso il mare, in un letto al limite della capienza, impetuoso e inarrestabile e nessuno sapeva resistergli. Ora invece il vecchio fiume sembra rinsecchito, quasi stagnante. C’è una bassa che in alcuni punti è superiore ai livelli di magra fatti registrare nel 2003. Cumili di sabbia e praterie emergono da ogni parte, vicino a riva ma anche al centro, a testimoniare la poca acqua presente. E il Po in questi giorni, in mancanza da quasi due mesi di una pioggia che meriti di essere chiamata tale, sta pagando i capricci del clima. Una situazione che sta provocando una serie di disagi riscontrabili effettuando un giro lungo la sponda ferrarese del fiume campione d’Italia, la cosiddetta Destra Po.

    A Stellata, primo avamposto ferrarese, il livello è ai minimi storici come confermano anche le tacche dei piloni del ponte che collega lo storico centro della Rocca Possente con Ficarolo. Se ci si sposta verso Ravalle si scorge come il fiume, soprattutto nella sponda veneta presenti delle insolite penisole di terra e sabbia e balza subito all’occhio in questo tratto la mancanza di imbarcazioni che solcano le acque. La crisi idrica si tocca con mano, o meglio con gli stivali, sul pontile della Canottieri a Pontelagoscuro dove a molti soci, sconsolati, non rimane che prendere il sole, visto che in maggioranza le imbarcazioni sono ferme perché l’acqua è troppo bassa. «Il problema - sottolinea Pierugo Giornali, che con la sua barca riesce comunque a passare - è che da tanti anni non si è mai pensato di dragare questo tratto del fiume, per cui quando c’è la secca il livello è ancora più basso proprio perché il fondale negli anni si alza». Se continua così, l’Isola Bianca rischia di diventare una penisola. Difficilissima la navigazione verso il mare e lo si scorge passando per le strozzature di Francolino e Zocca dove la golena si allunga fino a diventare una lunga spiaggia di sabbia. Si arriva poi a Ro Ferrarese, dove la festa per i 10 anni della pista ciclabile sulla sponda ferrarese del Po avvenuta lo scorso 25 settembre, è solo un ricordo sbiadito. Allora c’erano migliaia di persone. Il giorno di Ferragosto era un po’ desolante vedere in golena solo qualche pescatore.

    «Non ho mai visto il livello del fiume così basso in vita mia - sentenzia senza appello Claudio Gamberoni, che lavora nel chiosco bar - da una settimana poi abbiamo chiuso l’accesso all’imbarco in quanto le motonavi non riescono più ad attraccare. Pensi che il mulino del Po è chiuso per questioni di sicurezza perché si è piegata la scaletta. Purtroppo gli affari hanno subito un bel contraccolpo, qui transita giusto qualche ciclista accaldato, ma lo stop alle motonavi, in primis la famosa “Nena”, si fa sentire».

    Il fiume pare ingrossarsi dolcemente scendendo ancora, ma forse è solo un’impressione ottica, si vedono meno “isole di sabbia”, tra Guarda e Cologna, ma sono le barche le grandi assenti per un fiume che sembra non avere corrente e che scivola per inerzia verso il mare. Si arriva così a Berra, nell’attracco che fino a cinque anni fa era la base di partenza del traghetto che portava auto, bici e persone sulla sponda veneta di Villanova Marchesana. Si potrebbe attraversare il fiume quasi a piedi in più punti in questi giorni, ma i gorghi del Po, anche se con poca acqua, sconsigliano vivamente la passeggiata. «Il problema - dichiarano alcuni pescatori per hobby: Andrea Missoli, Federica Bressan, Dragos Aldea, Vittorino Ferroni e Flavio Benini - è che ci sono alcuni che pescando a strascico con questa poca acqua mettono a rischio l’ecosistema ittico. Purtroppo il livello basso si ripercuote sulla salute del fiume. Il rischio per noi del Comune di Berra, che attingiamo dagli impianti dell’acquedotto di Serravalle, è che l’acqua del mare si sposti sempre più all’interno, in quel caso non si potrebbe più prelevare nel Po. A proposito di Serravalle dopo pochi chilometri si arriva alla porta del Delta, quell’attracco posto proprio in prossimità della biforcazione del ramo del Po di Goro dal Po grande, che in quel punto abbandona per sempre il territorio della provincia di Ferrara. La prima cosa che si nota sono un bel gruppo di turisti austriaci e tedeschi, che con piccole imbarcazioni vanno a caccia dei famosi siluri. Oltre all’attrezzatura caricano anche su una carriola del ghiaccio con dentro tante bottiglie di birra. C’è chi le ferie le passa così e si sposta da Vienna o Monaco per venire a Serravalle. «Purtroppo il fiume lo hanno rovinato a monte, con il passare degli anni - spiega Colbert Fugagnoli - pensi che quando ero bambino l’acqua del Po qui si poteva anche bere e ovviamente fare il bagno». Alcune barche sono ferme nel pontile anche perché quelle dirette verso il Po di Goro - che da quel punto segnala il confine tra Emilia e Veneto - hanno difficoltà di transito per la presenza di fondali molti bassi dovuti alla secca. E tutto intorno, nelle campagne irrigate con l’acqua del Po, il colore bruciato del mais è il simbolo di questa siccità. Che purtroppo non è ancora finita.

    18 agosto 2012

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