Il debito è sotto i 1000 euro a testa

L’assessore comunale Marattin: in tre anni siamo passati da 167 a 128 milioni

    La fine dell’esercizio finanziario 2012 comincia ad avvicinarsi ed è tempo dei rituali conteggi, da cui sono emersi nuovi dati sul debito pubblico del Comune, che l’assessore al Bilancio Luigi Marattin ha reso noti «in tempi in cui il dibattito politico-economico nazionale è dominato dalle astratte discussioni su come ridurre un debito che invece continua a crescere».

    In tutt’altra direzione, rivendica invece l’assessore, si è mosso il Municipio: «abbiamo il piacere di comunicare alla città che, grazie alla strategia seguita recentemente, a fine 2012 il debito del Comune si attesterà a 128 milioni di euro. Era pari a 167 milioni nel 2009, quando la Giunta Tagliani si insediò – rivendica –: si tratta di una riduzione di quasi 40 milioni in tre anni, pari quasi a un quarto del debito iniziale». Questo significa che il debito pro-capite di ciascuno dei 135mila residenti a Ferrara (tutti considerati, dai neonati agli ultracentenari) «scende da 1.237 a 948 euro: per la prima volta dopo molti anni insomma, il debito pubblico che ogni ferrarese ha idealmente sulle proprie spalle sta sotto i mille euro. Per fornire un termine di paragone – continua Marattin – il debito pubblico nazionale che ogni italiano, ferraresi compresi, ha sulle proprie spalle è di 33mila euro». Insomma, «se quando due anni fa promettemmo ai ferraresi di ridurre il debito di decine di milioni ricevemmo sorrisini di scherno e accuse di megalomania, oggi possiamo dire ai ferraresi che abbiamo mantenuto quella promessa, e che ancora continueremo nella nostra azione». Ma perché, nei diversi livelli di governo, si insiste tanto sulla riduzione del debito? Perché «significa liberare risorse di parte corrente – spiega l’assessore –, e dal 2009 a oggi abbiamo risparmiato più di 4,5 milioni in spesa per interessi: se lo Stato non avesse insistito a far pagare agli enti locali i sacrifici che non vuole o non è in grado di fare avremmo potuto destinare quei soldi ad asili nido, a riduzioni di tasse, a contributi alle imprese che innovano, alla spesa sociale per i più bisognosi». Non è stato fatto, ma la colpa è di Roma, «perché dal 2010 a oggi abbiamo subito quasi 30 milioni di tagli dal governo». E poi, conclude l’assessore, ci sarebbe pure un altro motivo: «ridurre il debito è “di sinistra”, perché permette di distogliere risorse dal pagamento di una rendita (gli interessi) e destinarle a scopi più produttivi, come il sostegno alle attività produttive, alle infrastrutture, ai più deboli». Ed è, infine, un’operazione di «vera equità intergenerazionale. In un paese che per tanti anni ha sfasciato senza ritegno le finanze pubbliche significa evitare di scaricare sui figli le spese che i padri non riescono a coprire. Che è stato lo sport nazionale per trent’anni».

    Gabriele Rasconi

    19 agosto 2012

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