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sabato 20.03.2010 ore 17.00
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Tutti sconfitti

di Alberto Faustini
In un'aula del tribunale di Ferrara sta succedendo ciò che accade in tanti Palazzi di giustizia assolutamente identici nel loro disarmante anonimato: si scava nel passato, si tenta di capire. A rendere unico, soprattutto per una comunità piccola come questa, il processo Aldrovandi, sono però due fatti: si parla di un giovane che non c'è più e che non può dunque difendersi ed è arduo capire chi siano i buoni e chi i cattivi. Le categorie alle quali siamo abituati ci inducono infatti a mettere tanto un ragazzo quanto i giovani poliziotti sempre e solo fra i buoni. Ma la giustizia prevede un unico spazio da questa parte della barricata: o il buono è Federico e i cattivi sono i poliziotti che l'hanno ucciso, con le menzogne se non con le mani o con i manganelli; o i buoni sono i poliziotti, che mentre facevano il loro dovere si sono semplicemente visti morire fra le mani un ragazzo »colpevole« d'essere spirato per l'abuso di sostanze stupefacenti.
Ieri, mentre per l'ennesima volta si tornava sui (presunti) fatti di un'alba tragica di tre anni fa, ho guardato i volti di chi abitava l'aula B del tribunale di Ferrara. Al piano terra, come a cercare un contatto ancora più diretto con la realtà. Volti di sconfitti. Tutti.
Ribadisco: nessun processo e nessuna giustizia terrena potranno mai riconsegnare agli Aldrovandi (anche ieri coraggiosamente in aula) il figlio e il fratello che Federico è stato. E nessun Tribunale potrà restituire la piena dignità ai poliziotti che erano in servizio in quella notte sventurata.
Federico è morto. E l'aula, visto che chi è sopravvissuto a quella catastrofica notte ha fornito troppe versioni di un'unica verità o di un'unica bugia, non ha il compito - come è invece parso di cogliere ieri - di dimostrare il suo stato d'animo o il suo stato di salute (anche se ci risultano evidenti le connessioni). Deve invece dirci, una volta per tutte, cosa sia davvero accaduto fra le 5 e 45 e le 6.15 del 25 settembre del 2005.
Tutto il resto è un'inutile, dolorosa e tristissima profanazione dell'illeggibile territorio dell'anima di un ragazzo, più normale di quanto si pensi, che purtroppo non c'è più.
(20 marzo 2010)
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