Tutti sconfitti
di Alberto Faustini
In un'aula del tribunale di Ferrara sta succedendo ciò che accade
in tanti Palazzi di giustizia assolutamente identici nel loro
disarmante anonimato: si scava nel passato, si tenta di capire. A
rendere unico, soprattutto per una comunità piccola come questa, il
processo Aldrovandi, sono però due fatti: si parla di un giovane
che non c'è più e che non può dunque difendersi ed è arduo capire
chi siano i buoni e chi i cattivi. Le categorie alle quali siamo
abituati ci inducono infatti a mettere tanto un ragazzo quanto i
giovani poliziotti sempre e solo fra i buoni. Ma la giustizia
prevede un unico spazio da questa parte della barricata: o il buono
è Federico e i cattivi sono i poliziotti che l'hanno ucciso, con le
menzogne se non con le mani o con i manganelli; o i buoni sono i
poliziotti, che mentre facevano il loro dovere si sono
semplicemente visti morire fra le mani un ragazzo »colpevole«
d'essere spirato per l'abuso di sostanze stupefacenti.
Ieri, mentre per l'ennesima volta si tornava sui (presunti) fatti
di un'alba tragica di tre anni fa, ho guardato i volti di chi
abitava l'aula B del tribunale di Ferrara. Al piano terra, come a
cercare un contatto ancora più diretto con la realtà. Volti di
sconfitti. Tutti.
Ribadisco: nessun processo e nessuna giustizia terrena potranno
mai riconsegnare agli Aldrovandi (anche ieri coraggiosamente in
aula) il figlio e il fratello che Federico è stato. E nessun
Tribunale potrà restituire la piena dignità ai poliziotti che erano
in servizio in quella notte sventurata.
Federico è morto. E l'aula, visto che chi è sopravvissuto a quella
catastrofica notte ha fornito troppe versioni di un'unica verità o
di un'unica bugia, non ha il compito - come è invece parso di
cogliere ieri - di dimostrare il suo stato d'animo o il suo stato
di salute (anche se ci risultano evidenti le connessioni). Deve
invece dirci, una volta per tutte, cosa sia davvero accaduto fra le
5 e 45 e le 6.15 del 25 settembre del 2005.
Tutto il resto è un'inutile, dolorosa e tristissima profanazione
dell'illeggibile territorio dell'anima di un ragazzo, più normale
di quanto si pensi, che purtroppo non c'è più.
(20 marzo 2010)