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Aldrovandi, spunta la terza inchiesta

Indagato un altro poliziotto. L’accusa: depistò le indagini
di Daniele Predieri
Uno, due tre: prima il processo Aldrovandi, poi i presunti ritardi nelle indagini ora l’inchiesta tris con l’avviso di garanzia per «favoreggiamento» a Luca Casoni, capoturno Volanti, la mattina in cui morì Federico Aldrovandi.

 E così, di nuovo, l’intera questura si ritrova sotto pressione per il caso della morte del ragazzo. Una questura che si interroga sulle contestazioni mosse a Luca Casoni, accusato di «favoreggiamento reale», per un colloquio telefonico avuto la mattina del 25 settembre 2005, con il capo turno del 113, Marcello Bulgarelli. Parlando con lui (come risulta dalle registrazioni) avrebbe detto ad un certo punto «stacca»: come dire non registrare più.

L’inchiesta tris nasce dall’acquisizione degli atti del processo per la morte di Federico Aldrovandi, dalla stessa testimonianza resa in udienza da Casoni, quando raccontò al giudice Francesco Maria Caruso il perché di quel colloquio ritenuto anomalo da accusa e parte civile, e ne spiegò i motivi, dando a quell’invito-ordine perentorio al collega («Stacca») un significato ben diverso dalle interpretazioni date. Casoni, la mattina del 25 settembre, arrivò sul posto, in via Ippodromo, dopo la tragedia.

E informò subito Bulgarelli che Federico era morto. «Ma come è successo?» chiese Bulgarelli. Dalla registrazione agli atti non è stato possibile chiarire cosa si dissero quella mattina i due ispettori: sul nastro le voci si abbassano, la conversazione non è chiara e poi si blocca. Una interruzione che aveva scaldato il processo, e che ora la procura ha trasformato in inchiesta, la «tris» del caso Aldrovandi.

Casoni spiegò al processo il perché di quell’imperativo: «potrei aver detto ‘stacca’, potrei averlo detto per poter parlare con maggiore libertà, usando un linguaggio più libero». Bulgarelli (indagato nell’inchiesta bis) aveva riferito a sua volta di non ricordare la risposta di Casoni, su cosa fosse successo: «Forse disse che era morto per un malore». Ora Casoni dovrà spiegaro tutto al pm Nicola Proto, che ha firmato l’avviso di garanzia notificato dal nucleo di polizia della pg della procura.

Un atto questo, da parte degli ispettori della procura, che sembra voler azzerare le polemiche del passato, quando la stessa sezione di polizia venne accusata, nell’inverno 2006, di incompatibilità con le indagini sulla morte di Federico.
(25 febbraio 2009)
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