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sabato 20.03.2010 ore 13.01
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PROCESSO ALDROVANDI

Le dure accuse
delle parti civili

di Alessandra Mura
I bersagli dell'avvocato Anselmo sono in primo luogo i quattro poliziotti imputati (Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri e Monica Segatto). Non solo per il «falso alibi» e le «false dichiarazioni che hanno reso in aula per non ammettere le loro responsabilità», ma anche per «l'ipocrisia dimostrata alla prima udienza, in quella dichiarazione spontanea in cui manifestavano comprensione e condivisione per il dolore della famiglia, e che poi hanno querelato». Dito puntato sui colleghi degli agenti, incaricati delle prime indagini, che «di fronte a questa foto del volto sfigurato di Federico (mostrata in aula tramite un proiettore, come si vede in prima pagina) hanno avuto il coraggio di parlare di morte per malore, e si sono subito adoperati per dimostrare che il ragazzo si era fatto male da solo prima dell'arrivo delle Volanti in via Ippodromo». Anselmo arriva a parlare di «alto tradimento, non meno agghiacciante della morte del ragazzo». Sotto accusa anche l'istituto di Medicina Legale di Ferrara, per aver «steso una perizia basandosi sui verbali dei poliziotti oggi imputati: come si può mai pensare di fare chiarezza in questo modo?». Ma a finire sotto accusa è stata un po' tutta la città, per quel «clima di ostilità in cui si siamo trovati a lavorare. Quel clima di paura e intimidazioni che ha fatto sì che alcuni possibili testimoni ci abbiano diffidato dal contattarli». Quel clima che si ritrova anche nelle parole di uno di loro, quando afferma che la polizia va difesa perché ci difende, e se capita che ci va di mezzo qualcuno che non c'entra, pazienza. «E' questa la cultura in cui si siamo mossi», ha sottolineato Anselmo, ammettendo di «avere inizialmente fatto marcia indietro per paura», all'indomani delle prime perplessità e accuse della famiglia alla vista del corpo sfigurato del figlio. «A fronte della reazione del questore e del procuratore capo dell'epoca mi sono intimorito, ho avuto paura di essere isolato, di perdere i clienti, di essere additato come quello che voleva montare il caso a tutti i costi, e ho deciso vigliaccamente di fermarmi e aspettare». Sono i mesi della richiesta del silenzio stampa,
dell'invito ai giornali «a non speculare su Federico». E dell'attesa. «Ma nessuno faceva indagini, e allora le abbiamo fatte noi». Il silenzio si rompe il 2 gennaio 2006 quando la mamma di Federico, Patrizia Moretti, apre il blog. Il clima, incalza ancora Anselmo, però «è già avvelenato dal punto di vista medico-legale», per quelle perizie che profilano tra le cause di morte il narcotismo acuto e la excited deliryum syndrome. «Troppo spesso assistiamo a processi in cui la funzione giudicante è affidata troppo ai periti. Io diffido». Eppure, aggiunge subito dopo, «gli studi utilizzati dalla difesa a sostegno delle sue tesi, a una lettura approfondita e completa danno ragione all'accusa». Così «si sono adeguati i fatti alla scienza e non viceversa per rendere plausibili teorie basate sul nulla». Altro punto al centro dell'arringa, e già trattato dal pm Proto e dall'avvocato Gamberini, gli orari. Allo stesso modo Anselmo anticipa l'arrivo di entrambe le Volanti in via Ippodromo prima delle 6 di quella domenica mattina del 25 settembre 2005, e accusa gli imputati e i loro colleghi «di aver mentito». Per sostenerlo Anselmo ripercorre 17 telefonate di quella mattina, e ne definisce una in particolare «un terremoto per la ricostruzione della difesa». E' quella delle 6.01 tra la centrale operativa del 113 e del 112: la questura chiede ai carabinieri di mandare in via Ippodromo una loro pattuglia, perché sul posto «ce ne sono già due» della polizia. Il tentativo «di comprimere gli orari da parte della difesa si scontra con la ricostruzione di fatti tramite i tabulati telefonici e la descrizione dell'ultima fase della colluttazione da parte dei testi Bassi e Tsagueu. Per far quagliare il tutto la difesa risulta così costretta a rendere la sua versione simile a un film accelerato, alla Ridolini, in cui tutto avviene al massimo in un minuto». L'ultima parte dell'intervento, Anselmo lo riserva ad Anne Marie Tsagueu: parte dell'incidente probatorio davanti al gip è stato riproposto ascoltando la sua viva voce («tutti e 4 prendono i bastoni e lo picchiano dappertutto»; e ancora «quello in piedi lo tempesta con i calci»). «Una drammaticità che si commenta da sola», ha detto Anselmo, mostrando la foto di una lesione al capo di Federico. «La famiglia dovrà convivere per sempre, anche dopo la fine del processo, con questo dolore, chiedendosi il perché di questa tragedia. Un sentimento che è come acido solforico che entra nel cuore e te lo consuma». Alle 17.30 ha preso la parola l'avvocato Riccardo Venturi. Ha ripercorso le modalità e le circostanze che lo hanno portato a occuparsi del caso,
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