Il nucleare tra paure e speranze
Ferraresi divisi: i giovani sono più ottimisti sulle nuove centrali
di Fabio Terminali
Nucleare sì o nucleare no? L’intesa siglata martedì tra Italia e
Francia che apre le porte alla costruzione di quattro centrali sul
suolo nazionale torna a far discutere. A ventidue anni di distanza
dal referendum che sbarrò la strada all’atomo, ci si divide tra chi
mette in primo piano i benefici di una svolta storica in campo
energetico e chi punta l’indice sul rischio ecologico che questa
scelta comporta. Tema complesso, la gente dà l’impressione di
muoversi in base alle sensazioni. Antimo Feggi, ad esempio, non
lascia spazio ad equivoci sulle proprie opinioni.
«La questione dell’energia elettrica nucleare - spiega Feggi,
pensionato -, come del resto il ponte sullo stretto di Messina,
sembra messa lì apposta per sviare l’attenzione dai problemi
principali, la crisi economica su tutti. Sono contrario, comunque:
vedo che gli altri Paesi puntano sulle energie da fonti
alternative, e noi? Si parla poi di un futuro lontanissimo: solo il
2020 per l’attivazione della prima centrale, che poi diventerà
2050... E chi li vedrà tutti questi progressi? Non certo io».
Nel confronto tra le generazioni, pare che a Ferrara i più giovani
siano i più propensi a dar credito al nucleare. «Potrebbe servire
un domani - dice la sua Giulia Perelli, una ragazza - anche se per
l’ambiente bisognerebbe avere tutte le garanzie del caso. E’
indispensabile saperne di più, però».
La stessa sollecitazione la muove Eugenio Tracchi, che viceversa
trova nella memoria le ragioni per il suo «no» convinto al
nucleare: «L’informazione è molto poca e non è positivo - premette
-, rimane il fatto che è difficile stabilire se i benefici del
nucleare superano i pericoli che porta con sé. Al referendum del
1987 votai contro e resto di questa opinione. Credo però che chi
vuole introdurre il nucleare in Italia dovrebbe passare da un’altra
consultazione popolare, è questione di democrazia».
«Tendenzialmente sono favorevole - interviene il giovane Rino
Zappaterra - anche pensando al bisogno di lavoro che c’è. I rischi
per l’ambiente? Mi consolano un po’ i discorsi fatti l’altro giorno
e le indicazioni che vengono dalle nuove tecnologie. In Francia poi
ci sono centrali da tutte le parti». Parere opposto, invece, quello
che fornisce Sergio Vanni: «La paura rimane, anche perché non si
capisce ancora dove vogliono costruire gli impianti e dove smaltire
le scorie. Attenzione che gli interessi economici in gioco sono
tantissimi e potenti, si rischia che a rimetterci sia la salute
delle persone e del pianeta».
Laura Borgonuovo proprio poco tempo fa ha visto un documentario
sul disastro di Chernobyl, però non l’ha convinta a una presa di
posizione ecologista: «Davvero sconvolgente quel video - spiega -,
nonostante questo direi che sono a favore dell’energia nucleare. Se
è vero che in Italia non c’è ancora, siamo circondati dalle
centrali degli altri Paesi. E in caso di tragedia, non siamo
protetti comunque dai confini geografici».
«Gli italiani che dissero “no” con il referendum furono tantissimi
e non solo quelli di una certa parte politica», spiegano Mauro e
Simonetta Campana, che sollecitano i politici «a dire dove le
centrali verranno costruite, visto che i siti adeguati ad
accoglierle sono ben pochi».
(26 febbraio 2009)