LA PROCURA PRESENTA L'ATTO D'ACCUSA
Aldrovandi, altri 4 poliziotti
indagati per omissione
L'accusa è falso e omissioni d'atto d'ufficio. Per questo sono nei
guai 4 dirigenti e poliziotti indagati nell'inchiesta bis nata dal
processo sulla morte di Federico Aldrovand: per loro il pm Nicola
Proto ha chiuso le indagini e depositato l'atto d'accusa. Quella
mattina, in via Ippodromo, c'era soprattutto Paolo Marino,
dirigente dell'Upg, oggi indagato per omissione d'ufficio perché
non informò il pm di turno, Mariaemanuela Guerra. Non le disse ciò
che realmente era accaduto (e questa è sempre la tesi della
procura): non le disse della violenta colluttazione tra agenti e il
ragazzo, e disse che il decesso era dovuto ad un'overdose. Così
facendo, Marino - secondo la procura - indusse il pm a non recarsi
sul posto ed assumere la direzione delle indagini (indagini da cui
la Guerra se ne andò 8 mesi dopo). E senza nessuno che cooordinasse
realmente i primi atti, c'era il caos, quella mattina, in via
Ippodromo.
Lo dimostrano le telefonate tra i due responsabili del turno di
Volante e della centrale operativa: telefonate diventate capi di
imputazione per Luca Casoni e Marcello Bulgarelli. Durante un
colloquio tra i due, Casoni disse «stacca» alludendo
all'interruzione della registrazione della telefonata. Per la
procura è questa la prova di qualcosa che si doveva nascondere
sulla morte di Federico: così oggi Casoni e Bulgarelli dividono i
reati di falso (per non aver riferito al processo, la verità sullo
«stacca») di favoreggiamento (verso i 4 imputati per la morte di
Federico) e per omissioni d'atti d'ufficio (la mancata
registrazione).
Quarto indagato Marco Pirani, accusato di omissione, perché come
braccio destro dell'allora pm Guerra non trasmise alla procura
copia del brogliaccio delle telefonate al 113 di quella mattina.
Brogliaccio e altri documenti - oggi prove d'accusa - scoperti
dalla stessa polizia, la squadra mobile, e fatti depositare in
procura dall'allora questore Luigi Savina.
Fin qui le accuse. Perchè ora, la parola va alle difese. Gianluigi
Pieraccini assiste Pirani: «Siamo costernati - spiega - perché nel
dibattimento a carico di 4 poliziotti avevamo spiegato che non vi
era nessun'omissione». Nessuna volontà di nascondere nulla, dunque,
come sostiene ora Casoni: «Credevamo - spiega Alberto Bova, il
difensore - che la sua posizione venisse archiviata, presenteremo
ora memoria per convincere la procura della nostra
estraneità».
Mentre Dario Bolognesi ed Eugenio Gallerani, difensori di
Bulgarelli e Marino, attendono di leggere gli atti.
(06 luglio 2009)