Quotidiani locali

RICHIESTA DEL GIUDICE

L'addestramento dei poliziotti
nuovo elemento del processo

Quali regole e quali tecniche operative deve adottare un agente di polizia impegnato in un'operazione di »contenimento«? La risposta a questa domanda - probabilmente una delle più importanti del processo Aldrovandi - arriverà forse agli sgoccioli di una lunga istruttoria che conta ormai 25 udienze. E che è destinata a prolungarsi ancora.

Era prevista l'ultima schermaglia tra consulenti prima dell'apertura della discussione finale. E invece le estreme richieste di acquisizioni documentali hanno aperto questa ulteriore »finestra« sull'istruzione dei poliziotti.
Quando, il 31 marzo prossimo, si tornerà in aula saranno dunque ascoltati tre istruttori di difesa personale in servizio presso la »Scuola per il controllo del territorio di Pescara« (l'ispettore capo Luciano Capodicasa, il sovrintendente capo Pietro Torti e l'assistente capo Vittorio Sola), il direttore della stessa scuola, Mario Della Cioppa, nonché i referenti in materia della Questura ferrarese.

UN NUOVO CAPITOLO. Proviene da Trieste lo »spunto« per l'ulteriore approfondimento, da quel processo Rasman che ha visto la condanna - due mesi fa - di tre dei quattro poliziotti accusati di omicidio colposo per la morte di un giovane con problemi psichici durante un intervento di contenimento. E se la relazione di servizio interna - inviata dagli istruttori al direttore della Scuola di Pescara, ma acquisita agli atti del processo Rasman - è stata respinta dal giudice Caruso perché relativa a un altro procedimento, il suo contenuto ha indotto lo stesso giudice a disporre un'altra »appendice« processuale, chiamando a deporre gli istruttori. Nella relazione prodotta dall'avvocato della famiglia Aldrovandi, Fabio Anselmo, si legge in particolare che «il bloccaggio a terra in posizione prona» va adottato «solo come estrema ratio» per il rischio di produrre una asfissia da restrizione. «Una causa di morte, nel caso Aldrovandi, già esclusa da diversi consulenti e periti», ha obiettato la difesa; ma il tribunale ha giudicato comunque degno di approfondimento il tema di prova introdotto.


L'EMATOMA. Sulle cause di morte, del resto, le posizioni dei consulenti continuano a restare lontane, nè i »faccia a faccia« di ieri hanno contribuito ad avvicinarle. Il primo »match«, tra il medico legale che ha eseguito l'autopsia, Stefano Malaguti, e il cardiopatologo dell'Università di Padova, Gaetano Thiene, si è attorcigliato attorno alla presenza o meno di un ematoma in corrispondenza del »fascio di His« nel cuore di Federico. L'ematoma c'è, ha ribadito Thiene, e sta a dimostrare la causa traumatica del decesso: un colpo che avrebbe provocato l'interruzione dello stimolo elettrico del cuore e la conseguente morte improvvisa del giovane.
Non è un ematoma, ma un riversamento post mortem, ha ripetuto ancora una volta Malaguti a sostegno delle conclusioni dell'autopsia: Federico è stato tradito da una »fame« d'aria determinata da una maggiore richiesta di ossigeno da parte dell'organismo e dall'impossibilità del cuore a fornirgliela. «Si tratta di un'ischemia cardiaca, senza alcuni aspetto di tipo traumatico».


IL «GIALLO». Prima della deposizione di Malaguti, però, la difesa aveva sollevato un interrogativo sul presunto (e non ancora confermato) esposto che la famiglia Aldrovandi avrebbe presentato contro l'Istituto di Medicina Legale di Ferrara per non aver consegnato tutte le foto scattate in sede di autopsia. Il »giallo« è rimasto tale, perché il pm Proto non si è pronunciato in merito. Ma ai fini del processo, ha chiarito Caruso, non è influente: perché il dottor Malaguti in ogni caso è stato ascoltato come consulente, e non come testimone.


BANDE DI CONTRAZIONE. Il secondo »duello« tra esperti, quello tra il prof Thiene e il professor Claudio Rapezzi, cardiologo del S. Orsola di Bologna, ha avuto invece come oggetto la presenza o meno di »bande di contrazione« nei tessuti di Federico. Durante la sua prima deposizione il prof Rapezzi aveva indicato la presenza di queste bande come »indizio« di un danno da katekolamine, a sostegno della tesi - presente anche nella relazione dei periti del gip - della morte di Federico per excited delirium syndrome (Eds). Secondo Thiene invece non solo le bande non sono rilevabili, ma «la stessa Eds può essere considerata una sindrome, ma mai una causa di morte. Addirittura, l'American Medical Association ne nega l'esistenza. E, in ogni caso, manca il reperto istologico necessario (le famose bande di contrazione) a dare supporto scientifico al questa teoria». Il prof Rapezzi ha ammesso che le immagini a disposizione non sono «paradigmatiche» della presenza di bande di contrazione, però ha aggiunto che si tratta comunque di «un quadro compatibile». Ma «soprattutto - ha aggiunto Rapezzi - il reperto istologico non è la condizione indispensabile a una diagnosi di morte da excited delirium syndrome. Questa la si può ricavare dal contesto generale: nella mia esperienza posso citare almeno una settantina di casi del tutto sovrapponibili alla vicenda Aldrovandi». Nell'80%, ha concluso Rapezzi, la morte è sopraggiunta proprio durante un intervento di contenimento, «ma non sono affatto esclusi casi di morte »spontanea«».

I COMMENTI DEI LETTORI

Trova Cinema

Tutti i cinema »

TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

In edicola

Sfoglia la Nuova Ferrara
e porta il cinema a casa tua!3 Mesi a soli 19,99€

ATTIVA Prima Pagina
ilmiolibro

Scarica e leggi gli ebook gratis e crea il tuo.

^M