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Sahid è morto di freddo
e indifferenza. Si poteva salvare

Eseguita l’autopsia, si indaga su eventuali omissioni

FERRARA. Sono stati il freddo e l’indifferenza a uccidere Sahid Belamel, il giovane morto domenica dopo essere stato trovato in via Colombo da una guardia della Securpol.

La prima circostanza (il freddo) emerge dai risultati ancora parziali dell’autopsia - eseguita mercoledì all’istituto di Medicina Legale - e che evidenziano un grave stato di ipotermia. Solo tra una decina di giorni però sarà possibile conoscere tutti i riscontri dell’esame e individuare eventuali concause. Non c’è bisogno di un perito, invece, per capire che il magrebino 25enne uscito sabato per «una seratona» in discoteca sia stato di fatto abbandonato a se stesso.

Sul peso giuridico dei comportamenti delle persone che quella sera hanno avuto a che fare con il ragazzo sono ancora in corso le indagini della squadra mobile. Hanno avuto modo di percepire un pericolo concreto per Sahid? O la loro è stata “solo” superficialità, disattenzione e insensibilità? Di sicuro resta che quella sera nessuno ha aiutato Sahid, nè hanno avuto scrupoli gli automobilisti che, alle cinque del mattino in via Cristoforo Colombo, lo hanno visto già nudo e barcollante chiedere aiuto, come si vede nelle immagini filmate dalle telecamere a circuito chiuso di una delle aziende della zona.

Sahid aveva cominciato a sentirsi male già all’interno di una vicina discoteca, dove era arrivato da solo per incontrare alcuni amici e divertirsi, e dove a quanto sembra aveva esagerato con gli alcolici. Lo testimonia la chiamata al servizio taxi partita alle 3.40 dal suo cellulare. A farla, su richiesta di un amico di Sahid, è stato uno dei buttafuori del locale. Il giovane si tiene a malapena in piedi, e il taxista suggerisce di chiamare il 118. Una telefonata che però nessuno fa. E quando, poco dopo, Sahid si alza e fa qualche passo barcollando, gli amici lo lasciano lì a “smaltire” e tornano dentro a ballare, senza preoccuparsi oltre.

Il resto è stato ricostruito dagli inquirenti. Il giovane percorre a piedi un centinaio di metri, perde l’equilibrio e finisce nelle acque gelide del Canalbianco. Esce e si toglie i vestiti zuppi (sono stati ritrovati “alla rovescia”) resta in slip esposto a una temperatura proibitiva, chiede aiuto, cade, si trascina 70 metri e rimane per altre tre ore al gelo sul ciglio della strada.

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