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Caso Aldrovandi, la famiglia: "Mitragliati dalle querele di Stato"

Patrizia Moretti: da un lato ci risarcisce, dall'altro ci chiede danni. La denuncia alla vigilia di uno dei tanti processi con la pm Mariaemanuela Guerra: "Ormai ci sentiamo accerchiati"

Una ferita che si è chiusa, ma brucia ancora, ed un'altra più profonda che si riapre. Non c'è pace per la famiglia Aldrovandi. Da una parte lo Stato la risarcisce con due milioni di euro per aver causato la morte di Federico durante un controllo di polizia e dall'altra suoi dipendenti la ricoprono di querele e richieste di danni. Una battaglia legale che condivide con la Nuova Ferrara.

Patrizia Moretti avrebbe voluto voltare pagina e tenere per sè il suo dolore dopo cinque anni d'inferno. Proprio di recente un emissario le ha manifestato l'intenzione della pm Mariaemanuala Guerra - che l'ha più volte chiamata in causa - di deporre le armi. Ma poi è arrivato l'avviso del tribunale a lei e ai giornalisti della Nuova Ferrara. Una delle tante udienze, l'ennesima. No, non si può stare a guardare mentre ti sparano addosso.

«Siamo mitragliati delle querele dello Stato - dice Patrizia Moretti - che da un lato offre una ricucitura con il risarcimento di due milioni di euro, una mossa dalla quale si percepisce la volontà chiara di chiudere una ferita aperta. Lo stesso questore è venuto a salutarmi in ufficio prima di andarsene. Dall'altra parte abbiamo pezzi dello stesso Stato, in particolare una pm, che continua ad attaccarci. Sembra che ci sia una regia tesa a fare terra bruciata intorno a noi. Di recente - precisa - abbiamo firmato una transazione per mettere una pietra sopra a tutte le cause civili. Ora però c'è un nuovo accerchiamento per ottenere sentenze che in futuro potranno essere usate contro di noi».

E' inevitabile per una madre che ha perso un figlio di 18 anni per colpa di quattro agenti di polizia - già condannati - e ha lottato con tutte le sue forze per far venire a galla la verità, dubitare a questo punto delle istituzioni. Ma lo Stato italiano, viene da chiedersi, da che parte sta della barricata?

«Mi piacerebbe parlare con Manganelli o direttamente con il ministro dell'Interno Maroni - spiega la Moretti - perché questa situazione mi sembra sempre più assurda. Lo Stato che mi porge la mano non può lasciare che i suoi pezzi mi mitraglino in tutti i modi per colpirmi. Un giudice ha riconosciuto in una sentenza che senza la stampa e il blog non ci sarebbe stata la verità. E' un caso di giustizia negata. Si offre denaro pubblico come risarcimento e nel contempo si vuole togliere la parola, negando il diritto di una madre di dire la verità. Un diritto civile che vale per tutti».

Il pensiero poi va alla morte di Federico, quel giorno del 2005. Una vita persa ed una verità nascosta da uomini di stato con la complicità di colleghi compiacenti.
«Siamo partiti con il malore di un ragazzo trovato morto per overdose - racconta la madre - ma quando sono state rifatte le analisi la droga non c'era. La morfina rilevata dal centro antidoping era il 90% in meno di quella trovata a Ferrara: non avevano tolto gli interferenti».

«Sul corpo hanno trovato 54 lesioni - aggiunge l'avvocato Anselmo - circostanza confermata dal giudice Caruso nella sentenza». A questo punto, taglia corto Patrizia Moretti, il sostituto procuratore Guerra deve decidere: «Ha senso un accordo solo se lei ritira le querele con tutti. Io sono pronta a chiudere le ostilità, altrimenti passo al contrattacco con il mio legale».

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