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Hera vuole bruciare le biomasse nell’inceneritore

Richiesta a sorpresa dell’azienda, sconcerto in Provincia L’Idv: follia da respingere per salvare ambiente e salute

FERRARA. Hera ha sganciato una “bomba” da 43mila tonnellate sul Castello Estense. Niente di cruento, per carità, ma la richiesta di trasformare la linea 2 dell’inceneritore in una colossale centrale a biomasse dove bruciare i rifiuti verdi della città, è uno schiaffo alla politica e alle amministrazioni. «Non ne sapevamo nulla, dissentiamo nel merito e in diversi aspetti del merito» è il primo, contenuto commento dell’assessore provinciale Giorgio Bellini.

La richiesta è piombata direttamente negli uffici tecnici all’inizio della scorsa settimana, a quanto sembra senza alcun passaggio preventivo, ma notizia è uscita da una nota dell’Italia dei valori, ieri mattina, dopo che nei vari palazzi era già iniziata a circolare. Il partito di Di Pietro ha chiarito subito la «forte contrarietà» al progetto. La richiesta di Hera Ambiente «di bruciare un così grande quantitivo di biomasse a pochissimi chilometri dalla città di Ferrara, rappresenta una vera e propria follia che va assolutamente respinta per il bene dell’ambiente e della salute dei ferraresi. Prevale ancora una volta in Hera la logica del profitto a tutti i costi».

Hera sostiene che non è necessario modificare l’Autorizzazione integrata ambientale dell’inceneritore, perchè il quadro emissivo resta al di sotto di quello previsto dell’attuale Aia. «E’ risaputo che la combustione di biomasse. pur determinando minori emissioni di CO2 rispetto ad altri combustibili - insistono i dipietristi - provoca un consistente aumento di polveri sottili e di ossidi di azoto, per i quali oggi l’Italia è sottoposta a una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea per i ripetuti sforamenti dei livelli inquinanti nell’aria. Per non parlare poi dell’aumento di traffico veicolare dovuto al transito dei camion adibiti al trasporto della biomassa all’inceneritore di Cassana». Si discute dell’aumento di un terzo del forno e «per quanto le tecnologie adottate da Hera possano essere all’avanguardia e garantire performance efficientissime, la situazione ambientale di Ferrara non consente ulteriori attività antropiche ad elevato impatto ambientale» insiste l’Idv.

L’inceneritore è sovradimensionato rispetto all’attuale fabbisogno: basta la linea 1 a bruciare le 130mila tonnellate di rifiuti autorizzate e la linea 2 riservata alle biomasse consentirebbe di produrre 3 Mw di elettricità e 25 Mw di energia termica, in grado di supportare il teleriscaldamento. Il risparmio in termini di CO2, circa 20mila tonnellate, deriva proprio dalla sostituzione del metano con le biomasse per far fronte ai picchi della rete geotermica. Ciò non risparmia a Hera la bocciatura anche di Bellini: «Dobbiamo valutare bene il progetto, tanto che siamo ben lontani dalla fase della conferenza dei servizi. Il luogo, molto vicino alla città, pare però infelice, anche perchè dobbiamo ancora concludere i monitoraggi delle emissioni dell’inceneritore. Il tutto va poi valutato nel quadro del Piano della qualità dell’aria. Una compensazione per le richieste di ampliamento delle discariche presentate da Area e Soelia? Non siamo al mercato dei rifiuti e comunque le altre società si sono confrontate sul loro Piano industriale».

(s.c.)

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