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RICERCA FERRARESE E AMERICANA

Sclerosi multipla, studio conferma miglioramenti con l’angioplastica

Mentre si attende l’avvio dello studio multicentrico diretto da Ferrara che coinvolgerà oltre 600 pazienti e una decina di centri di ricerca in tutta Italia, sulla rivista scientifica European...

Mentre si attende l’avvio dello studio multicentrico diretto da Ferrara che coinvolgerà oltre 600 pazienti e una decina di centri di ricerca in tutta Italia, sulla rivista scientifica European Journal of Vascular and Endovascular Surgery è stato pubblicato uno studio eseguito tra gli altri dal professore ferrarese Paolo Zamboni, dal radiologo interventista Roberto Galeotti e dal neurologo Fabrizio Salvi, che sono due tra i suoi principali collaboratori negli studi sul rapporto fra Ccsvi e Sclerosi multipla. La ricerca è firmata anche da altri studiosi: B. Weinstock-Guttman, C. Kennedy e R. Zivadinov , del team di ricerca di Buffalo.

L’articolo pubblicato sulla rivista nei giorni scorsi riporta i risultati di uno studio pilota che affronta diversi aspetti delle innovative ricerche condotte dai due gruppi scientifici su Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebro spinale) e sclerosi multipla,il cui legame è stato ipotizzato proprio dal lavoro condotto a Ferrara da Paolo Zamboni e dal suo team.

I pazienti inclusi nello studio pilota sono stati operati a Ferrara e i risultati sono staticontrollati dai colleghi dell’Università di Buffalo.

I dati scientifici, riportati anche sul sito internet “Mainfatti”, indicano che la disabilità migliora con l'intervento (angioplastica, ndr), si precisa inoltre che nel corso dei primi sei mesi ci sono state meno ricadute. Non sono state segnalate complicazioni e trombosi, il rischio di restenosi è stato pari al 27%. In un caso, infine, si è riscontrata recidiva e peggioramento del quadro diagnostico. Sul sito Ccsvi nella Sclerosi Multipla si commentano le conclusioni della ricerca sottolineando che «la Ccsvi è associata alla sclerosi multipla poichè il trattamento della prima condizione modifica i parametri clinici della seconda», «i miglioramenti misurati sono reali, il trattamento in mani sicure è sicuro e può dare benefici», inoltre «continuare ad affermare, dopo questi due studi pilota positivi, che gli studi di trattamento devono attendere gli studi epidemiologici non solo non è sostenibile, ma è irrazionale».

Da mesi la diatriba scientifica che ruota attorno agli studi condotti a Ferrara si alimenta con la pubblicazione di ricerche dai risultati non univoci.

In Italia diversi progetti di sperimentazione clinica si sono ispirati alle conclusioni raggiunte dal team ferrarese. Studi sono stati finanziati dalla Regione Marche e a Pisa. Quello che dovrebbe partire in autunno e che sarà coordinato dall’azienda ospedaliera ferrarese sarà lo studio più completo e durerà circa un anno. In tutta Italia si stanno raccogliendo fondi per finanziare la ricerca: lo studio Brave Dreams costerà un paio di milioni di euro, ma a tutt’oggi è disponibile solo una parte limitata delle risorse necessarie.

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