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Caso Aldrovandi, il capo della polizia Manganelli "Mi assumo la responsabilità "

"Mi assumo la responsabilità di quella tristissima vicenda". Queste le parole del capo della polizia Antonio Manganelli - a Ferrara per la festa del Patrono - dopo l'incontro con la famiglia di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 dopo una colluttazione con quattro agenti di polizia. La condanna dei poliziotti: "Vollero punire Federico con inaudita violenza" | Tutti gli articoli | La storia 

FERRARA. «Per il mio ruolo istituzionale, sento di dovermi assumere la responsabilità di questa tristissima vicenda». Parole dirette, forti e trasparenti. Sono quelle che il capo della polizia Antonio Manganelli riserva alla tragedia di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante una colluttazione con quattro agenti di polizia.

Circondato dai cronisti nel cortile della Questura, dove ha appena reso onore ai caduti del corpo di polizia per la festa del patrono San Michele Arcangelo, Manganelli ieri mattina ha raccontato di aver aperto la sua giornata ferrarese incontrando proprio la famiglia Aldrovandi. Un incontro «toccante, che aspettavo da tempo, e che ci ha visti uniti nel comune sentimento di rispetto per l’istituzione che rappresento e di dolore per la grave perdita subìta dalla famiglia, perché la morte di un figlio che precede quella dei genitori è quanto di più innaturale si possa immaginare». E se per quella tragedia due sentenze, in primo grado e in appello, hanno stabilito una condanna a 3 anni e 8 mesi per i quattro agenti, il capo della polizia ha voluto ribadire la sua «assunzione di responsabilità in questa tristissima vicenda».

Per poi aggiungere che la tragedia di via Ippodromo «è un fatto che ha determinato un grande dolore anche per l’istituzione che rappresento, e che vede ogni giorno uomini e donne compiere atti di eroismo. Altri episodi tragici finiscono al vaglio della magistratura per la quale, io che è fatto a lungo l’investigatore, nutro la massima fiducia».

Il caso Aldrovandi, ha puntualizzato ancora Manganelli, «non determinerà alcun cambiamento nelle nostre linee di intervento. Dopo il G8 di Genova siamo stati la prima forza di polizia europea ad aprire una scuola di formazione per la tutela dell’ordine pubblico con metodologie moderne e l’ausilio di video sulle buone pratiche da adottare e gli errori da evitare. Le tecniche attuali vanno bene, non saranno certo questi episodi a farle modificare. I modelli italiani sono gli stessi adottati in Europa e nel mondo».

Scegliere Ferrara per celebrare la festa del patrono, però, non è stata determinata dalla tragedia di Federico. «Sono contrario all’idea di voler mettere la parola fine, non mi piace mettere una pietra sopra. La scelta non è stata dovuta a questo, anche se esiste certo una componente di emozione, una volontà di alleviare una ferita che, oltre a gravare sulla famiglia e gli amici di Federico, pesa su tutta la città». Interpellato in proposito, Manganelli ha anche spiegato di «non avere in programma nessun incontro» con i quattro agenti condannati.

Al tempo stesso Manganelli ha voluto sottolineare che il corpo di polizia di Stato «impegna ogni giorni 100mila persone in centinaia e centinaia di interventi. Esclusi i servizi negli stadi, quest’anno gli interventi di ordine pubblico sono stati 10.400, e solo nel 2% dei casi ci sono stati momenti di tensione».

Infine, sulla lotta alla criminalità organizzata Manganelli ha risposto: «E’ importantissimo catturare i latitanti, ma ancora più importante aggredire la ricchezza delle cosche. Il salto di qualità è intervenire sul profitto: un latitante si può sostituire, armi e ricchezza no».

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