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La terapia Zamboni al via

Entro novembre al S. Anna e al Bellaria saranno trattati i primi pazienti Donati 50mila euro dall’Associazione Ccsvi. «Lo Stato paghi le cure»

 

BOLOGNA.  Azienda ospedaliero-universitaria S. Anna di Ferrara e ospedale Bellaria di Bologna sono i due centri in cui saranno trattati i primi pazienti reclutati per la sperimentazione clinica della terapia Zamboni denominata “Brave Dreams”, che dovrà accertare il legame tra la Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebro-spinale), patologia individuata e descritta dal professore ferrarese, e la sclerosi multipla. Lo studio avrà un’alta affidabilità scientifica (sarà realizzato in doppio cieco) ed è atteso da migliaia di pazienti in Italia, dove i malati di sclerosi multipla sono circa 60mila, e all’estero (400mila pazienti in Europa, 1.3 milioni nel mondo, ma c’è chi ne conta il doppio). Saranno 650 i soggetti che a regime parteciperanno al trial clinico, ogni struttura di ricerca (16 quelle che hanno chiesto l’ammissione, 8 potrebbero partire a breve) potrà reclutarne fino a 60. Saranno al massimo 120 quindi i soggetti che entreranno nel primo step della sperimentazione, nella seconda metà di novembre. La ricerca è promossa dalla Regione Emilia Romagna ed è finanziata con fondi dello stesso ente (180 mila euro), della Fondazione Hilarescere (200mila euro) e con donazioni di privati. Proprio quest’ultimo gruppo di sostenitori è stato il protagonista della conferenza stampa di ieri a Bologna.

La presidente dell’Associazione “Ccsvi nella Sm”, Gisella Pandolfo (presidente onoraria Nicoletta Mantovani), ha consegnato nelle mani del direttore generale dell’azienda S. Anna e del prof. Paolo Zamboni un assegno di 50mila euro, «raccolto - ha precisato Pandolfo - grazie alla generosità di tante persone, con cene, banchetti e altri tipi di iniziative, svolte anche nei teatri». Per la ricerca, però, l’aspetto finanziario rappresenta una sorta di tallone d’achille. Le risorse raccolte finora (oltre 500mila euro) dovranno essere moltiplicate almeno per quattro. I conti li ha fatti Rinaldi. «Il costo medio per ogni paziente (spese accessorie incluse) sarà di circa 3.500 euro - ha precisato - i cittadini, con un impegno proporzionato alle loro capacità, possono arrivare ad adottare ogni singolo paziente». Oltre 2 milioni di euro saranno necessari per eseguire tutti gli interventi (vengono disostruite le vene del collo e del torace coinvolte nell’insorgenza della Ccsvi, patologia associata - secondo Zamboni - alla sclerosi multipla).

C’è da dire che i risultati raggiunti dal ricercatore estense sono ancora contestati da una parte del mondo scientifico, in particolare dai neurologi. «Ma nessuno riuscirà a fermarci o deviare il nostro impegno - ha dichiarato Rinaldi - Anche l’Associazione italiana sclerosi multipla, attraverso il prof. Battaglia, ci ha confermato che potrebbe presto darci il suo aiuto (1 milione i fondi promessi, ndr). Vincoli amministrativi e l’identificazione e acquisizione delle tecnologie hanno causato l’ultimo rinvio, dal luglio scorso. Ma assieme a Zamboni e all’equipe di ricerca (di cui fa parte il neurologo Fabrizio Salvi, del Bellaria, ndr) abbiamo pensato che era meglio un lieve ritardo piuttosto che rischiare errori metodologici o l’utilizzo di tecnologie non adeguate».

«E’ bello verificare che in un momento in cui in tutti i Paesi europei tende a ridursi l’impegno per la ricerca la gente contribuisca ad una raccolta fondi con questo obiettivo - ha commentato Zamboni - Il protocollo scientifico messo a punto a Ferrara nel 2007 è già un punto di riferimento per il resto del mondo». «Le istituzioni italiane non ostacolino la sperimentazione e lo Stato prenda in carico i pazienti», ha chiesto Gisella Pandolfo.


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