Quotidiani locali

Un filologo che porta Ferrara sempre nel cuore

Canzio Vandelli, 92 anni, parla dodici lingue Cultore del dialetto, ha scritto vari dizionari

di Maurizio Barbieri

GENOVA

Un arzillo novantaduenne, originario di Ferrara dove ha vissuto tutta la sua giovinezza, poi emigrato a Genova, filologo e scrittore di chiara fama. Si tratta di Canzio Vandelli, che alla sua Ferrara nel 1998 dedicò anche un romanzo autobiografico, una testimonianza della storia ferrarese e italiana del ventennio fascista intitolato “L’angolo dei quattro esse”. Si parla delle parate, i Balilla, le storie private, l’8 settembre, la strage del castello estense, i partigiani, gli amori, i lutti. Fino alla liberazione dai nazifascisti. Vandelli ha frequentato le elememtari in parte alle Calcagnini e le ultime tre classi alle scuole Poledrelli, poi le medie e ed il liceo scientifico al “Roiti” che allora si trovava in via Borgoleoni (la stessa scuola dove qualche anno più tardi avrebbe insegnato), infine l’Università a Venezia presso Ca’ Foscari dove si laureò in lingue e letterature straniere. Vandelli non ha dimenticato le origini ferrarese e scambia subito qualche parola in dialetto. «Una lingua autentica» dice con orgoglio. «Quanti bei ricordi mi legano a Ferrara. Ero amico di Giorgio Bassani, Luigi Preti e tanti altri. A Ferrara volevo come come a mia madre. Mi dividevo tra Ferrara e Bondeno cittadina dove era nato e vissuto mio padre e dove avevo parenti tra cui i Vandelli, quelli del mobilificio. Poi dopo aver insegnato qualche tempo a Ferrara mi trasferii a Genova. Ho fatto il traduttore e interprete, il direttore d’albergo, il coordinatore dell’ufficio traduzioni all’Italimpianti, il redattore della Russki Jazyk di Mosca«. Nel 1946 Vandelli traduceva in italiano le favole di KrylovPushikin e realizzava un’antologia di poeti russi. Con la cura di un bibliofilo consumato iniziava la raccolta di grammatiche delle lingue più diverse, dal finnico, al maltese all’ebraico. Oggi ne possiede 130 e parla correttamente l’inglese, lo spagnolo, il tedesco, il francese, il portoghese, lo sloveno, il croato, il russo, il greco, il danese, il norvegese e il pharsi. Canzio Vandelli ha svuto modo di perfezionare, assieme ai lessii e ai glossari, la conoscenza dei mondi più lontani e affascinanti imparando a maledire i metodi d’insegnamento di una scuola che offre ben poco in termini pratici ai giovani che attraverso la conoscenza delle lingue dovrebbero inserirsi nel mondo del lavoro. All’Italimpianti Vandelli approdò per caso due anni fa. Accadde quando la grande società genovese stava tentando l’affermazione sui grandi mercati esteri. Un’impresa ardua da costruire mattone dopo mattone. «Dovevamo per forza dotarci di strumenti linguistici idonei e pratici - commenta Canzio Vandelli - e la società ha provveduto in proprio a fornire il materiale lessicale che non era certo reperibile». Vandelli venne nominato coordinatore dell’ufficio traduzioni dell’Italimpianti. Il suo ufficio divenne un approdo sivuro per i colleghi e anche per tanti giovani che cercano di perfezionare la conoscenza delle lingue. «Dirigenti, tecnici, operai - racconta Vandelli - oltre a parlare correttamente le varie lingue, dovevano necessariamente conoscere i vocaboli tecnici indispensabili nella delicata fase delle trattative e, dopo l’accordo, sul piano operativo». Nacque così una collana di dizionari tecnici curata e diretta dallo stesso Vandelli. La collana venne inaugurata nel 1974 con lo spagnolo-italiano e viceversa; 24 mila vocaboli concernenti in modo particolare le tecniche siderurgiche e nucleari,. Lo utilizzavano con fortuna i progettisti che seguivano le varie opere in Perù, Argentina e Messico. L’anno seguente Vandelli realizzò il dizionario fraseologico dall’italiano all’inglese. Il volume (seimila frasi) ha fatto il giro del mondo ed è considerato una sorta di vademecum anche per i manager di altre aziende. Nel 1977 Vandelli pubblicò il dizionario fraseologico in lingua russa. A supporto della collana Vandelli offrì ai colleghi veri e propri corsi in lingua spagnola, tedesca, portoghese, inglese, russa e pharsi. «Dal 1998 non vengo più a Ferrara sono rimasto male - afferma Vandelli - ora men che meno. Da tre anni vivo solo, da quando è morta mia moglie Milenka Stres. Le mie figlie Daniela e Sonia abitano altrove. Ho pochissimi amici . Tra questi vedo qualcuno originario di Ferrara, tra Genova e dintorni sono circa trentamila». Vandelli torna al dialetto ferrarese. «Il ferrarese è un’autentica lingua, dovrebbe tener presente che è necessario aggiungere al suo impiego, essenzialmente domestico o contadino, una serie di linguaggi specifici per i differenti campi di cultura e di attività umane: dal linguaggio letterario a quello scientifico, tecnico, giuridico, commerciale e così via, come accade appunto per qualsiasi lingua. Ma poi a che servirebbe il ferrarese commerciale o siderurgico, o nucleare o politecnico?. Le origini del Ferrarese non sono lontanissime. Anticamente la città di Ferraria si trovava nella Decima Regione Augustea dove si parlavano dialetti veneti. Ma verso la fine del sedicesimo secolo il fiume Po, che scorreva a Sud, cambiò il suo corso passando per ben cinque km. a nord, sicchè i ferraresi si trovarono all’improvviso nell’Ottava regione - afferma Vandelli - dove già si parlavano dialetti emiliani e romagnoli. Essi si integrarono con i nuovi vicini, tuttavia il loro dialetto continua ancor oggi ad assomigliare a quello della veneta Polesella piuttosto che al bolognese o al ravennate. Alcuni sostengono che il Ferrarese non è un dialetto emiliano genuino, ma visti certi risultati di incroci tra emiliani e veneti si può ben dire che il Ferrarese resta il dialetto parlato dalla bella gente». «Ferrara ha un debito di riconoscenza con Vandelli - afferma Umberto Bellonzi che è stato suo allievo quando il prof. insegnava a Ferrara - dopo avergli dato i natali non ha mai riconosciuto i suoi grandi meriti mentre Genova lo onora ed è continuamente invitato a tenere lezioni, seminari, dibattiti alla radio e tv, su lingue e dialetti. Per rendere omaggio a Ferrara ha scritto una grammatica del nostro dialetto ma quando è venuto a presentarla alla libreria Feltrinelli è stato preso a pesci in faccia da certi pseudo-cultori del dialetto che non avendo nè basi storiche nè grammaticali si sono dati delle regole personali di scrittura mentre Vandelli dimostra nella sua grammatica che le regole esistono e sono comuni agli altri dialetti del ceppo gallo-italici. Ne ho parlato con l’allora assessore alla Cultura del comune di Portomaggiore, Nicola Minarelli, attualmente sindaco, candidando Vandelli al premio Bernagozzi che la cittadina assegna annualmente ad un ferrarese illustre ma la mia richiesta non ha ancora sortito alcun effetto». (Nella foto grande Canzio Vandelli con la moglie e un amico).

TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie