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Applausi al Don Pasquale

La regia di Nunziata lascia dubbi nel primo atto, poi la "nuova" trama decolla 

FERRARA. Buona l'accoglienza che il pubblico ferrarese ha riservato l'altra sera al Don Pasquale di Gaetano Donizetti, opera inaugurale della stagione lirica 2012 del Teatro Comunale di Ferrara (replica oggi ore 16). Il titolo non ha fatto registrare l'esaurito; comunque a fine recita, nelle code che si erano formate al guardaroba, i commenti erano più che positivi e i sorrisi di soddisfazione testimoniavano il buon gradimento dei melomani di casa nostra per questo capolavoro buffo del compositore bergamasco.

Italo Nunziata, il regista, ha ambientato l'azione all'inizio del Novecento, conferendo a Don Pasquale il ruolo di industriale manifatturiero, presumibilmente del nord-est d'Italia (questa coproduzione fra i teatri di Treviso e Ferrara è nata e ha debuttato sul palcoscenico delle Gioiosa Marca), anziché quello di ricco possidente, voluto dal librettista Giovanni Ruffini.

Per questo il primo atto si svolge in fabbrica e Norina (che poi assumerà le vesti di Sofronia per farsi sposare dall'attempato proprietario della fabbrica stessa) è nientemeno che una dattilografa dipendente della fabbrica. Questo indebolisce la struttura drammaturgica del primo atto, perché l'opera originale si svolge invece tutta dentro le mura domestiche della casa di Don Pasquale, là dove il desco, l'alcova, il salotto sono i tesori del più intimo privato che verrà stravolto dall'ingresso di Norina/Sofronia quale accanita perturbatrice del quieto tran tran domestico.

Finalmente nel secondo e terzo atto l'azione viene riportata dentro casa e non c'è dubbio che lo spettacolo decolli, portandosi su quei livelli di godibilità (e credibilità) che non si sono avuti nel primo atto.

Apprezzabile comunque la regia di Italo Nunziata (ottime le luci di Patrick Latronica, funzionali le scene e i costumi di Pasquale Grossi), che, proprio nell'intimità del desco familiare, introduce proiezioni cinematografiche prese da film anni '20 del secolo scorso che non disturbano la recita e, anzi, la incanalano più che mai dentro atmosfere novecentesche.

La direzione d'orchestra è affidata al giovane spagnolo Sergio Alapont, che guida una corretta Orchestra di Padova e del Veneto: se una critica gli può essere mossa, è che ha dilatato in maniera troppo... "espressionista" i tempi delle arie e dei duetti riservati a soprano e tenore, mentre abbiamo trovato congruenti i tempi scelti per i concertati, per i crescendo e soprattutto per i numerosi episodi di canto sillabato, alla Rossini per intenderci.

Don Pasquale era interpretato da un basso cantante di lusso, Andrea Concetti, molto più credibile come basso lirico che non come basso buffo. All’altezza i suoi compagni sul palco e il Voxus Choir, diretto da Alessandro Toffolo, ha ben lavorato, così i numerosi mimi in scena voluti dalla regia.

Athos Tromboni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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