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«Siamo alla fine, ma la nostra può essere la morte del bruco»

L’economista Paoletti ha parlato della durissima crisi «Tutto cominciò negli anni ’50 con l’idea di crescita infinita»

La sala conferenze della biblioteca Bassani era molto affollato l'incontro con l'analista finanziario Pierluigi Paoletti, che fa parte del programma Quattro passi nella transizione organizzato da Ferrara in Transizione e Comune. Paoletti - che è anche tra i fondatori di “Arcipelago Scec”, una rete di attività e associazioni che promuovono una distribuzione più equa delle risorse mondiali - ha spiegato alla platea gli elementi indispensabili per capire il funzionamento del nostro sistema economico, illustrando anche le varie iniziative intraprese dal suo gruppo.

L'attualità dei temi affrontati da Paoletti è testimoniata dalla grande partecipazione che con cui il pubblico è intervenuto, interessandosi soprattutto al problema del debito pubblico e delle sue origini. Chi ha creato il debito? A chi bisogna pagarlo? Cosa succederebbe se le nazioni smettessero di pagarlo? «Innanzitutto dobbiamo sapere dove siamo, per capire cosa si può fare. Perchè ora - ha detto l’economista - siamo all'interno di un'illusione che ci costringe a giocare con regole che non conosciamo». E da qui parte la spiegazione di come il mondo sia arrivato nel bel mezzo di una crisi economica da cui non si vede ancora via d'uscita. «Questo ciclo economico, l'ultimo di questa era industriale, comincia negli anni '50, dopo la guerra. Tutto era andato distrutto e le attività lavoravano a pieno ritmo nel periodo della ricostruzione. In quegli anni, per ogni dollaro investito ne tornavano in media quattro dall'investimento». Ed è proprio in quegli anni che nasce l'idea fallace della crescita infinita, responsabile della decisione di legare la creazione di nuova moneta al debito, e quindi del deficit smisurato e ormai incontrollabile delle nazioni. «Dopo qualche decennio la produzione interna dei paesi europei è calata in favore delle attività rivolte all'esterno. La crescita era finita».

Mostrando l'andamento dell'indebitamento mondiale Paoletti indica un preciso punto, all'inizio degli anni '90, in cui il valore si impenna fino ai picchi attuali. E' il momento in cui le nazioni, per ripagare i prestiti precedenti, hanno cominciato a contrarre ulteriori debiti, sommando interesse ad interesse. «Si chiama debito composito, e ha una progressione esponenziale. Qui non è in forse la vita del sistema: il sistema è già morto».

Paoletti scende nell'attualità di tutti i giorni, citando Napolitano, Marcegaglia e Tremonti che hanno concordato sul fatto che quella attuale non è una semplice crisi ciclica, ma un fenomeno che aggredisce le fondamenta stesse delle nostre istituzioni. «Bisognerebbe crescere almeno del 3,5%, ma negli ultimi anni la media è stata dello 0,2%». Adesso siamo al disperato tentativo di ritardare un collasso già scritto almeno vent'anni fa. «E' la morte del bruco. Riflettete sulla morte del bruco». Perchè secondo Paoletti non solo la via d'uscita è possibile, ma può anche essere a portata di mano. Nel corso dei decenni le nazioni hanno perso molte sovranità: monetaria, politica, alimentare, energetica e non solo, ma la produzione mondiale non è mai stata così alta. La sostenibilità quindi non sarebbe soltanto un sogno, ma una questione di distribuzione, e in una società ormai connessa in ogni settore i gruppi e le associazioni potrebbero agire su molti fronti per spostare gli equilibri della finanza. «Ma tutto, naturalmente, nasce dalla coscienza del cittadino».

Ruggero Veronese

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