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Grecia, la crisi colpisce gli studenti

La preoccupazione degli universitari, gli iscritti ellenici sono in calo

Palazzi in fiamme, scontri con la Polizia, gente che protesta e parlamentari affranti sono le immagini più ricorrenti che ci giungono dalla vicina Grecia, alle prese con la grave crisi economica che ne minaccia l'uscita dall'euro.

In città, tramite la nostra Università, risiedono molti ragazzi ellenici, che studiano prevalentemente Farmacia. Anche loro, come i coetanei rimasti in patria, guardano a ciò che succede in questi giorni con viva apprensione. «Sono di Atene, ho 24 anni e per motivi di studio da sei anni sono a Ferrara - dice Giannis Davilas -, sono molto preoccupato di quanto accade nel mio Paese. Faccio un esempio, i miei genitori mi chiedono sempre più spesso di accelerare i tempi della mia laurea, cosa che non accadeva quando sono arrivato nel mio primo periodo da universitario. Ogni volta che ritorno a casa dai familiari, vedo i miei amici tristi, senza lavoro o che lo cambiano spesso; dicono di voler andar via, che in Grecia non c'è più lavoro e chi ce l'ha, non viene pagato. Sta morendo il ceto medio, la nostra gente è arrabbiata e non ha più fiducia nella sua classe politica. Se la Grecia fallisse, anche noi studenti all'estero saremmo costretti a fare la valigie e tornare indietro. Le cose peggiorano sempre di più, l'anno scorso, sono venuti a studiare a Ferrara 25 greci, quest'anno solo tre, è sintomo che la situazione è davvero grave come viene detto ai telegiornali».

Le testimonianze sono sempre le stesse e ricordano, in negativo, anche le vicende italiane. Al di là dello Ionio, la ricetta del governo tecnico ellenico, prevede tagli agli stipendi, alle pensioni e degli statali, nonché la liberazione di attività quali le farmacie.

«Ho 25 anni, sono ateniese e studio qui da 6 - spiega Vasilis Tsavdaridis -, ho sentito i miei familiari, dicono che va sempre peggio. Siamo tutti preoccupati, ma tornare in Grecia senza laurea sarebbe uno sbaglio, noi studenti dobbiamo finire; per fortuna, la vita a Ferrara costa meno che da noi. La nostra gente non è più felice e ce l'ha col governo, che adesso non vuole più dare i soldi a chi ha lavorato tutta la vita. Non si può trattare lo Stato come fosse una banca, che se fallisce perde i clienti, mentre il suo popolo non avrebbe più un paese».

«Non facciamo altro che parlare tra di noi di quanto succede nel nostro Paese - aggiunge Eleni Taifakou -, ci teniamo continuamente aggiornati e ci preoccupiamo moltissimo. Quello di Papadimos non è il nostro governo, ci è stato imposto come è successo da voi con Monti. La nostra gente non ha più di che vivere, faccio un esempio che mi ha scioccato: mia madre ha preso come pagamento per gli articoli del suo negozio anche dei libri, da una persona che lavora in libreria».

«La situazione è molto brutta - conclude Makis Davilas -, la gente ha paura per il futuro e chiede le dimissioni del governo. Anche noi studenti fuori sede siamo preoccupati, ho sentito persino dire che una ragazza è tornata in Grecia, perché non poteva più restare qua. Da noi, gli stipendi si sono abbassati di molto e, col costo della vita sempre più alto, viene chiesto alla nostra gente di vivere 450 euro al mese. Dobbiamo ripartire dalle nostre risorse, dall'agricoltura e dalle strutture che ci siamo costruiti. I debiti li hanno fatti i governanti, non la gente che lavora».

Corrado Magnoni

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