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La rievocazione del 25 aprile

«Sai che ti dico, che ’sti comunitari so’ forti». Il commento a LiberAzione è estremamente interessato, partigiano a essere precisi, essendo formulato a botta calda dal regista Antonio Tassinari...

«Sai che ti dico, che ’sti comunitari so’ forti». Il commento a LiberAzione è estremamente interessato, partigiano a essere precisi, essendo formulato a botta calda dal regista Antonio Tassinari (Teatro Nucleo). Ma è anche decisamente azzeccato. Son forti sul serio questi ottanta attori del Teatro Comunitario di Pontelagoscuro, che da tre anni restituiscono alla celebrazione del 25 aprile il sapore della festa popolare e richiamano attorno al Listone un pubblico di centinaia di cittadini, che ha voglia di provare un po’ di emozioni forti e semplici al tempo stesso. Daniele Civolani, presidente dell’Anpi, a cavallo tra il 2009 e il 2010 ne parlò con Tassinari: ragazzi, si può fare qualcosa? «E’ nata così», dice il regista. E ogni anno si fa qualcosa di più. La terza edizione di LiberaAzione ha portato due novità: la prima è il servizio d’ordine messo a disposizione dal centro sociale La Resistenza e da altri volontari. Erano organizzati i partigiani e organizzati debbono essere anche gli spettacoli che li rievocano. Il compito del mimetizzatissimo servizio d’ordine era quello di tenere sgombro il palcoscenico del Listone dalle invasioni degli spettatori e di lanciare fiori alle truppe partigiane e agli Alleati (gli inglesi nel caso di Ferrara) è stato assolto bene. La seconda novità è stato il finale. L’ultima scena - i partigiani che uno a uno depongono le armi - ha avuto come colonna sonora la bellissima canzone “Oltre il ponte” di Italo Calvino: un abbinamento che ha funzionato. Il servizo d’ordine non potuto contenere l’invasione verbale di uno spettatore che alla vista dei partigiani che lasciavano a terra il fucile non si è trattenuto: «Briza butaral via, al pol sempar gnir bon”. (non buttarlo via, può essere sempre utile). L’ha gridato proprio mentre l’arma veniva deposta da Guerra Guerrino, che non è un nome di battaglia, ma l’attore del Teatro Comunitario che ha materialmente costruito buona parte dei fucili usati per la rappresentazione.

Una delle grandi attrazioni è la jeep che da tre anni scorrazza i soldati inglesi. Già prima che inizi lo spettacolo calamita occhi e obiettivi. E’ autentica, sebbene non sia appartenuta agli inglesi bensì agli americani: sbarcò ad Anzio nel 1944 e venne data in dotazione a un gruppo di soldati brasiliani impegnati lungo la Linea Gotica. Il racconto è del proprietario Maurizio Mucci, un collezionista di Pavullo (Modena). Tre anni fa cercava un pezzo per un’altra auto d’epoca che stava rimettendo in sesto nella sua officina e si ritrovò a dover telefonare a un certo Gambetti di Pontelagoscuro, il quale gli domandò: «Ma lei non ha per caso una vecchia jeep?». «Come no» rispose. E fu una vera liberazione per il Teatro Comunuitario: «Ragazzi, abbiamo anche la jeep». “Siamo troppo forti” direbbe Tassinari. (m.p.)


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