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Pagamenti in ritardo e credito blindato Così muore l’impresa

Il caso del costruttore salito sul tetto per disperazione Cgil, Cna e Confartigianato: «Bisogna agire sulla crescita»

Mancanza di liquidità, difficile accesso al credito e piccole aziende sottocapitalizzate. E’ il tris micidiale che sta mettendo in ginocchio migliaia di medie e micro imprese, con effetti particolarmente pesanti per il settore edile. Il caso del costruttore salito sul tetto per disperazione (a fianco, l’amara conclusione della sua vicenda) non è che la spia di un disagio vasto e articolato, e che oltre le ovvie distinzioni tra le singole storie, è accomunato da una recidiva combinazione di fattori negativi. In cinque anni, calcola la Fillea Cgil di Ferrara, il comparto ha registrato un calo del 37% degli addetti, del 31% delle imprese e del 31% dei salari distribuiti. E «la questione della liquidità è altrettanto importante di quella del lavoro», ragiona il segretario provinciale Daniele Baccarini. Non è raro, continua, che in tempi di crisi le piccole imprese subiscano «ricatti lavorativi che le costringono ad accettare condizioni più svantaggiose di quelle previste». Il tutto sostenuto anche «dall’omertà degli stessi costruttori che tacciono per timore di perdere commissioni». Un ulteriore riflesso di questo “meccanismo perverso” è la disponibilità a lavorare «a margine zero pur di restare sulla piazza, sperando in tempi migliori». Nulla di strano dunque, interviene il segretario generale di Confartigianato Giuseppe Vancini, che la preoccupazione a lungo repressa esploda poi in gesti tanto clamorosi. Così, «pur non entrando nel merito delle ragioni e dei torti», è triste constatare che «tutto questo sta diventando la normalità: gesti così estremi sono dettati dalla disperazione. Arrivare al punto di salire sul tetto di un edificio, significa essere andati oltre il proprio senso del pudore, sentirsi schiacciati nella propria dignità, mettere sotto gli occhi di tutti la propria debolezza e il proprio senso di fallimento. E’ inammissibile». E di fronte a questa “normalità”, conclude Vancini, «spero che si intraprenda davvero una strada, quella dello sviluppo, che oggi la Bce e il Governo paiono finalmente considerare fondamentale per la crescita. Perché non si può agire solo con il prelievo. Stiamo non solo disincentivando, ma uccidendo chi ha finora sostenuto la nostra economia. E stiamo piegando intere famiglie».

«Guardare avanti con misure per la crescita, non solo stare a galla», è anche l’imperativo del direttore provinciale Cna Corradino Merli, che ricorda come «il senso di solitudine di fronte alla crisi» sia stato il tratto più evidente emerso dall’ultimo sondaggio della Cna tra gli imprenditori, svolto a fine 2011. Un malessere scaturito dal progressivo «allungamento dei tempi di pagamento accompagnato da un sempre più complicato accesso al credito». Secondo l’Osservatorio Cna, che considera oltre un migliaio di imprese ferraresi per circa 7300 dipendenti, «da gennaio 2012 i dati sull’occupazione sono tornati di segno negativo, dopo un periodo di ripresa, pur lieve, nel corso del 2011. Rispetto al marzo di un anno fa, nello stesso mese si è arrivati addirittura a -2,37%. Inoltre degli 80 milioni di euro erogati da Unifidi a 1.100 imprese nel 2011, ben il 76% hanno risposto a richieste di liquidità, non di investimento E il 2012 sembra confermare questo trend». Due strumenti, conclude Merli, che potrebbero rappresentare una valida tutela per le piccole aziende sono a oggi solo armi spuntate: lo Statuto per le imprese, che contiene norme a difesa delle Pmi nei confronti della pubblica amministrazione e dei committenti, manca dei decreti attuativi, così come il Tribunale delle imprese è rimasto di fatto sulla carta.

Alessandra Mura

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