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Battaglia sul tempo pieno

Raccolte a Quartesana oltre 700 firme per salvare la scuola elementare

Si riaccendono i riflettori sulla scuola elementare di Quartesana. I genitori intenzionati ad iscrivere i figli in prima nell’anno 2012-13 si sono organizzati da mesi, raccogliendo 737 firme in calce alla richiesta di attivare per quella classe il tempo pieno: quaranta ore settimanali, otto al giorno per cinque giorni. Un’esigenza sentita nella frazione, visto che tutte e sedici le domande di iscrizione presentate (ne occorrono 15 per costituire una prima, che dunque il prossimo anno – a differenza di quello in corso – potrà partire) chiedono appunto il tempo pieno. Il 26 aprile, però, la doccia fredda: per insufficienza di iscritti (ma ai genitori non risulta un minimo specifico per il tempo pieno), il provveditorato ha comunicato che per quella classe sarà attivato il modulo, otto ore solo in tre – o addirittura due – giorni della settimana, quattro negli altri giorni. «A questo punto – denunciano alcuni – c’è chi pensa di muoversi verso scuole in cui il tempo pieno esiste, perché altrimenti non saprebbe come organizzare la vita familiare». I numeri degli organici di diritto aumentano la delusione: «il prossimo anno in provincia ci saranno 400 alunni in più, come a Rimini e Piacenza, ma mentre là l’organico aumenterà di 13-15 docenti, da noi solo di otto». Il rischio che simili questioni organizzative si traducano in uno spreco di soldi dei contribuenti è concreto: il Comune ha infatti investito di recente oltre 740mila euro per adeguare la scuola al prevedibile sviluppo dell’area, vicina al nuovo ospedale. «È l’unica della provincia rispettosa delle norme antisismiche – incalzano i genitori – e presenta tutte le condizioni strutturali per attivare il tempo pieno: se è un’area ad espansione demografica occorrono servizi». In caso contrario a rischiare non sarebbe solo il tempo pieno, ma la costituzione stessa della prima: se anche solo i genitori di due futuri alunni ritirassero le domande verrebbe meno il numero minimo per costituirla, mancando così per il secondo anno consecutivo. «Andando avanti in questo modo, la scuola rischia di chiudere – segnalano –, un vero peccato considerando che il bacino d’utenza sarebbe di gran lunga superiore se fosse attivato il tempo pieno».

Gabriele Rasconi

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