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«C’è bisogno di equità per far ripartire il Paese»

Il segretario Raffaele Bonanni ieri al consiglio generale della Cisl «Le manovre che poggiano solo su maggiori tasse provocano recessione»

Il segretario generale Cisl Raffaele Bonanni arriva alla Camera di Commercio in un primo pomeriggio di maggio che sembra già estate. In agenda c’è la conclusione di un consiglio generale che corso Piave – vista la richiesta giunta qualche giorno fa in un esecutivo provinciale – ha voluto allargare ai delegati sindacali e a tutti quelli che lavorano per l’organizzazione. L’ha intitolato ‘Patto per la crescita e il lavoro’, per scegliere un nome che non proponesse per l’ennesima volta la parola ‘crisi’. Ad attendere Bonanni, appena superato il portone su Largo Castello, c'è lo stato maggiore ferrarese del sindacato al completo, cui si è aggiunto il sindaco. Lo insegue la voce – smentita – che all’Italia serva un’ennesima manovra economica per correggere il bilancio pubblico. Bonanni non sembra stupito: «da mesi diciamo che se le manovre poggiano solo su maggiori tasse provocano recessione e dunque rendono necessarie altre manovre». Oggi a Roma scendono di nuovo in piazza gli “indignados”, cittadini – soprattutto giovani – indignati dal comportamento di tutti i partiti. I sindacati sono in grado di rappresentarli? Il segretario è ottimista: «il sindacato è un’organizzazione rappresentativa, alle elezioni per il rinnovo delle Rsu ha partecipato l’85% degli aventi diritto, i confederali continuano a riscuotere consensi e la gente partecipa numerosissima alle nostre manifestazioni». La Cisl ci ha sempre tenuto a marcare la differenza tra politica e sindacato, tra partiti e organizzazioni dei lavoratori, e ieri Bonanni lo ha ribadito («qualcuno ha il vizietto di volerci abbinare ai partiti, ma siamo due cose diverse»), ovviamente elogiando in particolare la propria sigla, «sempre in pace con la comunità nazionale, perché ha sempre rispettato un vincolo: dire la verità». La crisi in cui sembriamo continuare ad avvitarci ormai da anni è dovuta – insegnano i manuali – prima di tutto all’eccessiva finanziarizzazione dell’economia. «Bisogna usare gli strumenti finanziari in maniera responsabile – è la ricetta di Bonanni – e soprattutto tornare a fare le cose che sappiamo fare», tornare insomma alla produzione e a quelle produzioni che contraddistinguono l’Italia. Per i co.co.pro starebbero per arrivare una sorta di salario base e un assegno di disoccupazione, o così almeno prevede un emendamento al disegno di legge che riforma il mercato del lavoro, concordato dal governo. È possibile che si vada verso una svolta? Pochi giorni fa - altro esempio - il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha affermato che «bisogna fare più attenzione a coloro che sono in maggiore sofferenza, ai segmenti più deboli. Su questo - ha riconosciuto - siamo in ritardo». «Noi siamo abituati a dire pane al pane e vino al vino – replica Bonanni –dunque quando vedremo maggiore equità non avremo problemi a riconoscerlo. Finora però abbiamo assistito solo a segni di iniquità». Il segretario lascia i cronisti e percorre le due rampe di scale che lo conducono alla sala conferenza della Camera.

La sala è piena: occupati tutti e cento i posti a sedere, almeno in sessanta sono rimasti in piedi o hanno occupato la saletta attigua.

Gabriele Rasconi

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