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Polo di Cona, tutti in aula a settembre

Fissata l’udienza preliminare: la procura accusa i 13 imputati di truffa, abusi, falsi e omissioni nei controlli dei lavori

Finalmente l’inchiesta di Cona arriva in un’aula di tribunale, davanti ad un giudice terzo. E’ fissata al 26 settembre l’udienza preliminare in cui verrà decisa la richiesta di rinvio a giudizio, presentata dalla procura, nei confronti di 13 imputati per l’inchiesta sugli appalti dei lavori al Polo ospedaliero di Cona. Sarà il gup Silvia Marini a decidere la sorte dei 13 imputati, tra costruttori, controllori e pubblici funzionari chiamati a rispondere di una serie di reati, quelli rimasti dopo una attenta valutazione e selezione di tante altre ipotesi investigative, operata dal pool di pubblici ministeri Proto, Castaldini e Cavallo.

Sono gli stessi legali difensori a comunicare la fissazione della data dell’udienza e accogliere con sollievo la soluzione del possibile stallo che si era ventilato sulla astensione dei giudici dell’Ufficio indagini preliminari, per opportunità, poichè uno degli imputati è sposato con un giudice in servizio al tribunale di Ferrara. Nessun problema, tutto risolto. Dunque tutti in aula il 26 settembre, per evidenziare al giudice le tesi difensive che a tratti o in modo esaustivo sono state proposte durante la conclusione dell’inchiesta.

Le ipotesi di reato vanno dalla truffa agli abusi d'ufficio, dai falsi e alle omissioni d'ufficio. Ipotesi che vengono del tutto contestate dalle difese, a partire dal rilievo accusatorio principale, legato all’uso di un calcestruzzo che secondo l'accusa non prevede la durabilità prevista dal contratto (100 anni). Circostanza che ribadiamo, come confermato più volte dagli stessi magistrati inquirenti, non pregiudica la sicurezza delle strutture.

L’inchiesta sul Polo ospedaliero, come ricordiamo, è durata oltre 3 anni e si è conclusa nel gennaio scorso con il deposito dell’accusa d’accusa finale. Un j’accuse giudiziario che ha messo a fuoco - secondo le ipotesi dei pm - un progetto esecutivo carente ed incompleto che negli anni è stato rivisto grazie a diverse perizie di varianti (ben 5) che avrebbero fatto crescere i costi dell'ospedale fino a 25 milioni di euro. Lavorando in fretta, per finire i lavori - e consegnare l’ospedale chiavi in mano - gli errori si sono succeduti, i controlli non ci sarebbero stati o sarebbero stati eseguiti male. Questa la tesi della procura che il gup Marini dovrà valutare.

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