Quotidiani locali

«Sessanta giorni per vendere Plenty»

Sbigottiti dipendenti e sindacalisti della catena che controlla due market in città dopo il fallimento della controllante

È stata la classica doccia fredda la notizia della nomina di una curatore fallimentare di Plenty Market. «L’ho saputo venerdì alle 18 – racconta la segretaria Filcams-Cgil Antonella Zambonati –, quando era già in corso, e anche a buon punto, la trattativa per la cessione: era già in programma per mercoledì l’incontro tra le due aziende e i sindacati». Ieri mattina invece da piazza Verdi bisognava farsi largo tra la nebbia scesa su questa partita: «Non ho ancora parlato con il curatore fallimentare Mauro Morelli – proseguiva Zambonati –, che ora ha sessanta giorni in cui provare a vendere la Plenty. Ci auguriamo ci riesca, altrimenti chiude». Una sorte di fatto già toccata ad uno dei due punti vendita in città, quello di corso Porta Po, dove le porte d’ingresso sono chiuse ed un foglio si limita ad avvisare che “il negozio resterà chiuso per ferie dal 7 al 31 marzo”. Sono passati due mesi e i battenti non sono stati riaperti; dando un’occhiata all’interno si vedono solo scaffali vuoti. Ancora aperto invece l’altro punto, all’angolo tra Bersaglieri del Po e via Adelardi, anche se lo spettacolo è pure lì «inquietante» per usare l’aggettivo scelto da Zambonati, con parecchi scaffali ed espositori vuoti. «I clienti – prosegue la sindacalista – chiedono ai lavoratori quando chiuderanno». La decisione di lasciarlo aperto è stata presa per rendere il punto vendita appetibile per gli acquirenti, «che sono interessati ad acquistare una realtà funzionante». I tredici lavoratori Plenty di Ferrara (dodici in Bersaglieri e uno in Porta Po, spostato però in centro insieme ai colleghi) da marzo sono tutti in cassa integrazione a rotazione, e vantano ormai crediti consistenti nei confronti dell’azienda. «Le ultime retribuzioni pagate interamente sono quella di dicembre e la tredicesima, oltretutto in maniera dilazionata – continua Zambonati –, mentre da gennaio, quindi ormai da cinque mesi, i lavoratori stanno ricevendo solo degli acconti di 3-400 euro, meno della metà dell’intero importo, e la cassa a rotazione non riesce certo ad integrare lo stipendio completo». Dal sindacato non partono critiche verso l’azienda, «anche perché è una realtà che conosciamo da poco, essendo storicamente radicata nel bolognese – dove conta undici punti vendita, ndr – e solo più di recente a Ferrara. Non so cosa abbia sbagliato, ma sicuramente c’è un problema di liquidità che rende difficile pagare stipendi e acquistare merce». Gli unici ad essersi “salvati” sembrano per il momento i lavoratori dell’Ecu di via Caldirolo, marchio anch’esso del gruppo Plenty (e per il quale si erano presentati gli stessi problemi), affittato già da quattro mesi al gruppo Reggiana alimentari.

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