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Il viaggio nell'Emilia ferita

Il terremoto ha cambiato i colori della campagna: prima da Carpi a Ferrara, 80 chilometri di pianura, dominavano il verde dell’erba e del mais, il giallo del frumento che sta...

Il terremoto ha cambiato i colori della campagna: prima da Carpi a Ferrara, 80 chilometri di pianura, dominavano il verde dell’erba e del mais, il giallo del frumento che sta maturando, il rosso dei mattoni delle case e il grigio del cemento delle fabbriche. Adesso il panorama è mutato: dall’alto di un ponte si vedono all’orizzonte tanti puntini colorati, soprattutto blu, ma anche viola, verde e arancione. Sembrano aquiloni appoggiati sui prati dopo un volo interrotto per assenza di vento. Ma quando ti avvicini scopri che sono gli accampamenti degli sfollati che spuntano in ogni parco, nei parcheggi e perfino davanti al cimitero

Carpi-Ferrara prima del 20 maggio era un viaggio nell’Emilia operosa e benestante, oggi è uno slalom tra macerie e disperati.
Nella città delle maglierie, ai tempi d’oro, tutti i giorni apriva un’azienda. Prima della crisi aveva anche il record delle Ferrari che sgasavano sotto sera intorno a piazza Martiri. Oggi è triste come tutta la Bassa Modenese, con il duomo e il Palazzo dei Pio che perdono i cocci. Più avanti la situazione peggiora, a partire da Cavezzo, un paese fantasma, annientato. Il grosso della popolazione si è trasferita davanti al palasport con auto, camper e tende. Il centro è zona rossa. A un certo punto si alza il rumore di una gru. E’ enorme.
La vigilessa, dietro il cordone bianco e rosso che blocca il traffico, avverte: «Stanno abbattendo una casa pericolante, non si può passare nemmeno a piedi. E’ rischioso». Sono le 9 e anche questa che sta iniziando non sarà una buona giornata.
I chilometri che separano Cavezzo da Mirandola sono lastricati di pietre cadute sull’asfalto, coppi volati dai tetti, detriti lanciati lontano dalla furia della terra. Spesso si procede a senso unico alternato, lentamente.
Intorno fienili crollati e campi colorati dalle tende dei sopravvissuti. Questa è la terra del lambrusco e delle industrie biomedicali, anche se il tempo presente sembra fuori luogo.
Prossima tappa Mirandola, una cittadina spettrale. Accampamenti ovunque, fantasmi in tuta da ginnastica che vagano senza meta dentro e fuori le tende. La piazza principale è sbarrata. Duomo, castello dei Pico e municipio portano i segni della guerra, come la zona industriale: fanno impressione i capannoni distrutti accanto ad altri intatti. Scene che impongono una riflessione sulla sicurezza degli edifici. Domande che ricorrono spesso, in questi giorni, tra i colleghi degli operai morti sotto le macerie delle fabbriche. Per ora senza risposta.
Anche le piccole frazioni hanno le loro croci, in tutti i sensi.Tramuschio, divisa a metà con il comune di San Giovanni del Dosso, ha perso la chiesa che è crollata. La strada è deserta.
Il viaggio verso Ferrara continua, prossima fermata Quarantoli. La pieve romanica è squarciata: la facciata e un muro sbriciolati, l’area transennata. Un prete e alcuni fedeli si aggirano nei dintorni sconsolati.
«Il campanile ha retto», ma non è una grande consolazione. Siamo nel bel mezzo delle Valli: campagna a perdita d’occhio dove si producono angurie, meloni e latte che viene trasformato in Parmigiano Reggiano.
A Gavello modenese stesse scene: chiesa a pezzi, cimitero transennato, abitanti stremati. Una disperazione che sembra non finire mai. A San Martino Spino idem e vien voglia di scappare e non fermarsi più. Da un tendone esce don William Ballerini: «Da otto anni sono parroco, io sono nato qui. La mia chiesa adesso è sul prato. L’altra, quella in pietra, è in piedi ma dentro è malmessa. Con un’altra scossa crolla».
Per restare in tema a Gavello ferrarese è caduta dalla facciata la croce in ferro che ora è piegata, di fianco alla porta. E’ in corso un sopralluogo del prete e dei tecnici. Solo a Scortichino la chiesa è intatta, ma il paese non è stato risparmiato: tendopoli della Protezione civile intorno al campo sportivo e capannoni piegati in due, a ricordarci che il terremoto non fa sconti. Qualche chilometro ancora e il cartello stradale annuncia l’arrivo a Bondeno: gli uomini dell’Esercito sono appesi alla ciminiera che oggi sarà fatta saltare. Il centro è blindato, i parchi trasformati in campeggi. La meta è vicina. Carpi-Ferrara è un viaggio nel cuore dell’Emilia ferita.
 

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