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Feto morto, nessuna traccia della madre

Lido Scacchi, potrebbe anche essere una visitatrice esterna del camping e avere evitato così la registrazione

LIDO SCACCHI. «Stiamo partendo da zero, analizzando tutte le ipotesi, senza escludere nessuna pista». E’ un’indagine difficile e delicata quella che il sostituto procuratore Barbara Cavallo sta coordinando sul ritrovamento del feto di 20 settimane al camping Florenz di Lido Scacchi. Il primo ostacolo consiste nella grande quantità di ospiti della struttura ricettiva, ben 800 persone tra cui anche una ventina di famiglie di sfollati per il terremoto. Molti di loro hanno già lasciato il Florenz, ma il problema maggiore sono i visitatori del camping: per loro non era prevista la registrazione, solo un’autorizzazione, dunque il loro passaggio non ha pressoché lasciato traccia. Nel caso la madre sia una di loro, o peggio nel caso il suo sia stato solo un arrivo mirato ad abortire nei bagni, il lavoro di procura e carabinieri diventerebbe molto complicato.

Non si esclude infatti che l’espulsione del feto sia avvenuta nello stesso luogo del ritrovamento: nei bagni la donna avrebbe trovato tutto l’occorrente per ripulirsi e allontanarsi poi dal camping senza attirare troppo l’attenzione. In ogni caso anche la sua gravidanza è quasi sicuramente passata inosservata, o meglio è verosimile che fino alla 20ª settimana di gestazione la donna possa essere stata in grado di nascondere senza troppe difficoltà di essere in stato interessante. Ma gli interrogativi più importanti riguardano proprio l’aborto. Che il feto sia stato espulso morto, ovvero che non abbia mai respirato, è fuori di dubbio. Tutto da chiarire invece se si sia trattato di un aborto spontaneo, di un’interruzione volontaria di gravidanza o di un procurato aborto. Nei primi due casi si può ipotizzare che la madre abbia voluto nascondersi perché clandestina, o magari perché si tratta di una persona molto giovane e spaventata dalla reazione della sua famiglia. Nel terzo caso invece si passerebbe a un’altra ipotesi di reato. Per questo le indagini stanno procedendo a 360°. Qualche risposta, soprattutto sull’ora dell’aborto, potrebbe arrivare dagli accertamenti medico-legali, che sono stati avviati immediatamente a causa della maggiore deperibilità di un feto rispetto a un cadavere già formato. Quello che preoccupa gli inquirenti, però, è lo stato di salute della donna: in caso di mancata espulsione della placenta rischia una setticemia, con effetti anche mortali. Da qui l’appello a presentarsi.

Alessandra Mura

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