Quotidiani locali

Nel labirinto di Cona alla ricerca del reparto

Molte persone faticano a orientarsi e non comprendono i codici alfanumerici Carenze segnaletiche anche per la viabilità specie per chi viene da via Comacchio

«E’ la prima e ultima volta che vengo a Cona e credo che mi basterà. La prossima vado in ospedale a Bologna». Il commento, drastico e spazientito, arriva dal Nuovo S. Anna che ha aperto i battenti l’8 maggio scorso. Il personale sta prendendo confidenza con la struttura e con la sua macroscopica planimetria, chi si trova in difficoltà, molto spesso, sono i visitatori e gli operatori esterni. Vagano a lungo per gli sterminati corridoi dell’ospedale chiedendo informazioni a medici, infermieri, tecnici, operatori socio-sanitari nella speranza che qualcuno gli possa essere utile. «Scusi, io dovrei andare in...» e poi il nome del reparto. Ma non di rado gli stessi dipendenti, allargando le braccia e con un’espressione di scuse stampata sul volto, rispondono «non lo chieda a me, faccio già fatica a trovare il posto in cui lavoro io».
A complicare la ricerca dei visitatori è intervenuta nei giorni scorsi una novità. La reception, che era collocata proprio di fronte all’ingresso della sala dell’accoglienza è stata spostata di fianco alle scale mobili. Ora è molto meno visibile rispetto ai primi giorni e quindi molte persone ricorrono al ‘fai da te’. Il risultato è che affidandosi solo alla segnaletica interna si rischia di girare a vuoto per molto tempo. Inoltre non tutto l’ospedale è stato riempito, il che non agevola neanche la ricerca di informazioni. In direzione ripetono da settimane che l’ospedale è costruito su quattro piani e ha una pianta a matrice con tre settori e cinque corpi che si intersecano. Per essere sicuri di arrivare a destinazione bisogna conoscere il codice di localizzazione. Il primo numero (1, 2 o 3) individua il settore, la lettera successiva indica il corpo (A, B, C, D, E), il terzo elemento corrisponde al piano: ‘1B2’ quindi significa che bisogna entrare nel primo settore (ogni settore è attraversato da un lungo corridoio centrale), proseguire fino al corpo indicato (da A ad E) e raggiungere poi il piano giusto. Un sistema piuttosto complicato, come ha riconosciuto la stessa direzione generale che ha annunciato un progetto per migliorare l’orientamento dei visitatori.
Fuori dall’ospedale i giri a vuoto si fanno in auto. Molti utenti, in particolare quelli che arrivano dalla Ferrara-Mare, dicono di non avere avuto difficoltà a trovare sia il pronto soccorso che l’accesso all’area dell’accoglienza. I cartelli indicano il percorso in modo abbastanza preciso. Una parte dell’utenza, invece, soprattutto chi arriva da via Comacchio, ha già segnalato le difficoltà dell’ingresso nel parcheggio principale (il n.1, dell’accoglienza). Chi percorre la bretella da via Comacchio non ha l’accesso diretto all’area di sosta e quindi deve raggiungere la rotatoria successiva e tornare indietro. Diversi automobilisti restano incerti sul da farsi, qualcuno poi azzarda una manovra vietata attraversando la corsia opposta e ignorando la striscia continua. Forse un cartello che descriva il giro corretto davanti all’ingresso potrebbe aiutare. Sempre in quel punto, soprattutto di notte, si rischia di dover cercare la strada che porta verso il pronto soccorso, perchè la segnaletica si trova nel sottopasso, subito dopo una curva. Il cartellone descrive tutta la viabilità interna e quindi non è agevole da leggere per chi, arrivando da via Comacchio, in quel punto esce da una curva. Subito dopo c’è la rotatoria dell’accoglienza, ma mancano le indicazioni. Proseguendo diritto i cartelli compaiono, ma è chiaro che nella segnaletica c’è un ‘buco’. Inoltre, piazzando nella rotatoria dell’accoglienza un cartello che invita a svoltare a sinistra il percorso verso il pronto soccorso risulterebbe più breve.
Gioele Caccia

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