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Servillo: «Ricordo quelle notti con la neve»

Il grande attore tra aneddoti e riflessioni spiega la grande importanza del Teatro Comunale: è uno dei migliori d’Italia

FERRARA. Ci sono attori che reggono una o due stagioni e altri che, invece, lasciano segni indelebili nel tempo. Questi ultimi sono coloro che hanno saputo, attraverso lavoro e passione, raccontare storie, incarnare personaggi e momenti storici, delineando in maniera universale e immortale contesti sociali, politici e culturali. Toni Servillo, rientra indubbiamente in questa categoria. L’attore partenopeo è molto legato al Teatro Comunale di Ferrara; l’abbiamo contattato per informarlo del suo stato di inagibilità e lui, ha concesso un’intervista dove a parlare sono i ricordi, i profumi e le atmosfere della città, vista con gli occhi di uno dei più grandi attori del panorama italiano e internazionale.

Ricorda la sua prima volta al Comunale?

«Con le date ho un po’ di difficoltà - sorride -, ma ricordo che fu con “Ha da passa' 'a nuttata” di De Filippo; la regia era di Leo de Berardinis. Lo ricordo bene. Pensai subito di essere in uno dei teatri più belli d’Italia. Poi tempo dopo tornai con “Il misantropo” di Molière e debuttammo di domenica, alle 4 del pomeriggio; fu strano ma poi andò tutto bene».

Lei, nel 2005, ha anche curato la regia dell’opera “Arianna a Nasso” e rimase nella città Estense un po’ più a lungo...

«Ci fu un lungo periodo di prove e devo dire che resta uno dei momenti più belli della mia carriera. Era inverno, sotto Natale, e mi è capitato di uscire dal teatro e fare lunghe passeggiate avvolto dal freddo di questa città. A volte nevicava e c’era un atmosfera magica; molto poetica. Questa città mi ha trasmesso molto. Le vie, l’architettura, il silenzio e anche la sua solitudine, hanno lasciato tanto in me».

Cosa rappresenta per lei il Teatro Comunale?

«Oltre ad essere bellissimo dal punto di vista architettonico, è sempre stato una forza culturale ai massimi livelli per Ferrara, ma anche per l’Italia intera. La direzione artistica che si è susseguita negli anni ha sempre dimostrato di avere straordinarie capacità. Da Gisberto Morselli (ex direttore artistico, ndr), all’attuale Marino Pedroni, quello di Ferrara è un teatro che si è sempre distinto.

Inoltre, è dotato di un personale tecnico molto preparato; forse uno dei più preparati in Italia e io - sorride di nuovo - di teatri ne ho girati parecchi».

Nonostante i danni e i disagi non manca la solidarietà economica e morale in favore del teatro. Non è strano che malgrado tutto ci sia comunque questa attenzione?

«Non mi stupisce affatto. Nei momenti di grande difficoltà le persone hanno bisogno di entrare e rimanere in un luogo dove sia possibile pensare. La gente deve potersi sentire libera da sovrastrutture, finzioni o bugie; e questo luogo è il teatro. Qui ci si emoziona, si ride, si piange; si vive. Il teatro non è “solo” importante, ma necessario per l’uomo. E’ per questo che, nonostante tutto, siamo così legati ad esso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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