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Donne, il coraggio premiato

Dibattito alla Rivana con Moretti, Bergamini, Cucchi, Uva e Ferulli protagoniste di dure lotte legali

“Donne che non hanno paura". Con questo tema si è aperta l'altra sera alla Rivana la Festa Nazionale delle donne del Pd; ma il titolo dato al primo di una nutrita serie di appuntamenti che proseguiranno ogni sera fino al 22 luglio, non è piaciuto al moderatore Filippo Vendemmiati che lo ha rovesciato chiedendo alle sue ospiti se invece hanno avuto paura. La prima a parlare è stata Patrizia Moretti madre di Federico Aldrovandi la cui vicenda è nota anche a livello nazionale. «E' vero, ho avuto paura - ha ammesso - e le conseguenze sono due: o ti paralizza o reagisci; io ho trovato la forza per combattere una battaglia molto dura durante la quale ho ricevuto anche molte minacce. Una famiglia si trova inizialmente sola poi l'aiuto dell'avvocato diventa fondamentale. Sopravvivere ad un figlio è molto difficile ma oggi sono contenta che la nostra lotta sia terminata e soprattutto possa servire ad altre situazioni simili alla nostra». Di vicende assurde l'altra sera attraverso le testimonianze dei parenti, Vendemmiati ne ha presentate altre quattro ; Domenica Ferulli figlia di Michele che a Milano morì con le stesse modalità " tecniche" di Federico. «La strada è stata lunga sia emotivamente che legalmente- ha ricordato - ma finalmente il prossimo 20 luglio ci sarà l'udienza e che si arrivi ad una condanna». Diversa è invece la storia del calciatore Denis Bergamini riaperta dopo oltre 20 anni grazie alla tenacia della famiglia ed all'impegno di un avvocato che è riuscito a riaprire il caso ormai archiviato. «I particolari che ha raccolto - ha comunicato la sorella Donata - hanno stabilito che fu omicidio volontario e non suicidio, in questi anni siamo rimasti soli». Difficile e contraddittorio anche il processo di Stefano Cucchi morto in ospedale a Roma dopo una brevissima detenzione che lo ha" consumato". «Abbiamo consegnato mio fratello sano allo Stato e ci è stato riconsegnato morto - ha scritto nel suo libro la sorella Ilaria ribadendolo l'altra sera - Ci dissero che si era lasciato andare ma io sapevo al contrario che voleva reagire. Per tutto questo ho avuto spesso molta paura ma solo di non riuscire a conoscere la verità» . Quello che accomuna le storie raccontate l'altra sera è la condizione inerme dei fermati e successivamente la loro morte quasi che si volesse inferire su di loro ormai impotenti. Come è accaduto a Giuseppe Uva a Varese fermato perché ubriaco e poi deceduto senza neppure una vera denuncia. «Sono tanto arrabbiata - ha concluso la sorella Lucia - perché la colpa venne data ad un medico innocente ed ora con la sentenza che lo scagiona potremo procedere contro i veri colpevoli». Presente all'incontro c'era anche la senatrice Maria Teresa Bertuzzi che ha risposto ad una domanda sulla legge, già sottoscritta, che punisce la tortura, ma non ancora codificata dal codice penale italiano.

Margherita Goberti


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