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Il Sant’Anna revoca l’appalto trasporti

Contestata la gestione di Prog.Este. La Uil: contratto capestro o interruzione di pubblico servizio?

Il contenzioso tra azienda S. Anna e consorzio Prog.Este, al quale sono stati affidati i servizi non sanitari dell’ospedale, rischia di varcare di nuovo la soglia del tribunale. I due ‘litiganti’ hanno già in corso una causa civile con richieste di risarcimento che vanno dai 150 milioni ai 300 milioni di euro. Dal 30 luglio scorso lo scontro legale si è arricchito di una nuova puntata. L’azienda S. Anna infatti ha revocato l’appalto per la logistica (trasporto cose e persone) al consorzio Prog.Este. Si tratta di uno dei contratti più costosi e importanti per l’ospedale, dal quale dipendono ad esempio servizi come i traslochi e il trasporto dei pazienti tramite seggette o ambulanze. Il braccio di ferro è in corso da tempo. L’azienda ospedaliera contesta all’associazione di imprese titolare della concessione di non aver garantito la completa fornitura del servizio. Prog.Este chiedeva una compensazione di costo rispetto al contratto originario: senza integrazione economica niente servizio integrale. Così, in concomitanza con il trasloco del pronto soccorso, il 13 giugno scorso, il divario fra le due parti è diventato insanabile. Secondo l’azienda ospedaliera non sarebbe stato garantito il servizio di trasporto dei pazienti, particolare già emerso durante una recente conferenza stampa della Cgil. Diffida dell’azienda S. Anna, ignorato però da Prog.Este che si vede contestata la mancata erogazione di una parte del servizio per lo spostamento merci (fattorinaggio e ritiro campioni biologici) e per il trasporto degenti, compresi i servizi all’utenza esterna. Prestazioni considerate aggiuntive rispetto al prezzo originariamente concordato. Da qui la revoca dell’appalto e l’avvio di una procedura per l’affidamento delle prestazioni ad altro soggetto. La Uil-Fpl, che si è già rivolta alla Corte dei Conti per segnalare i risvolti dell’inchiesta penale sull’onerosità degli appalti, ha chiesto al direttore Rinaldi «i contratti dei servizi di supporto alle attività assistenziali del 2006. Anche per questa vicenda dei contratti integrativi no-core chiederemo l'intervento chiarificatore della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica. In Italia si tagliano i servizi sanitari e i posti letto, si taglia l'assistenza sanitaria, si tagliano le pensioni, si tagliano i posti di lavoro; è perciò moralmente doveroso vigilare su come viene utilizzato il denaro pubblico. Non possiamo continuare a pagare la sanità due volte; prima con le tasse e poi pagando anche la sanità privata.Leggendo il testo della delibera n.146 del 30/07/2012, sorgono spontanee due opposte considerazioni: se ha ragione la società concessionaria, l'azienda S. Anna ha a suo tempo perfezionato un contratto capestro e chi lo ha fatto ha dimostrato di non sapere come deve funzionare un ospedale per assicurare tutti i servizi di supporto all'assistenza; se ha ragione l'azienda ospedaliera allora ci chiediamo se si sia realizzato il reato di interruzione di pubblico servizio per inadempimento/insufficienza contrattuale e chi di dovere ci spiegherà come sono andate davvero le cose in termini di obblighi tra le parti. Inoltre, è stata fatta denuncia all'autorità giudiziaria?».

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