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Terremoto, chiese di Cento chiuse per 10 anni

Tanti interventi, ma è quella del Rosario la più colpita Don Guizzardi: «Aspettiamo i finanziamenti dello Stato»

CENTO. «Le chiese di Cento hanno retto al sisma, nessuna è in pericolo di crollo, ma i danni sono consistenti. Passeranno circa 10 anni prima di poterle riaprire al culto dei fedeli». Così monsignor Stefano Guizzardi, parroco della Collegiata di San Biagio, traccia un bilancio dei danni riportati dalla chiese della parrocchia centese. Tra i luoghi sacri pesantemente lesionati a seguito dei due eventi sismici, c'è la chiesa di San Filippo: «Ha subito il distacco della faccia dal resto dell'edificio, tanto che per la sua pericolosità, teneva in scacco tutti i palazzi circostanti. L'intervento di messa in sicurezza realizzato per opera del Comune e dei vigili del fuoco ha consentito di annullare il pericolo di crollo, e di riaprire il tratto di via Guercino, rendendo così di nuovo accessibili abitazioni e negozi, e restituendo vitalità al quella parte del centro storico».

Per quanto riguarda la chiesa di Santa Maria dell'Addolorata, detta dei Servi (in via Gennari), sede della Confraternita dei sacchi, non ha avuto danni rilevanti a seguito del terremoto, anche se si rende necessario un intervento oneroso dal punto di vista economico per riportare la chiesa stato precedente al terremoto. «Per migliorare la sicurezza della parte antistante, è stata tolta dalla facciata parte del cornicione e la croce pericolante, per azzerare i rischi nei confronti dell'incolumità delle persone. All'interno tuttavia vi sono alcune crepe su cui sarebbe opportuno intervenire quanto prima, per questo si sta valutando con la Confraternita dei sacchi, responsabili della chiesa, modalità e tempi di ricupero, per rendere la chiesa prima possibile accessibile ai fedeli».

Don Guizzardi punta al recupero dei luoghi sacri centesi, ma è chiaro che i tempi saranno lunghi: «Dopo le opere provvisionali, siamo in attesa che il parlamento approvi la legge che mette a disposizione i finanziamenti statali e che definisca le procedure specifiche che ci consentiranno di accedere a questi fondi per la ricostruzione. Solo dopo sarà possibile iniziare i costosi lavori di recupero. In più, è da ricordare, le chiese sono edifici vincolati dalla Soprintendenza».

Quella maggiormente colpita dal sisma, risulta essere la chiesa del Rosario, fondata dal Guercino e oggi sede dell'Arciconfraternita del Rosario: «Per questa chiesa - prosegue don Guizzardi - già si pensava ad un intervento di restauro complessivo, per problemi che oggi il terremoto ha pesantemente acuito. Dopo la prima scossa, si è intervenuto per mettere in sicurezza le opere del Guercino». Oggi l'intervento è ancor più necessario: «Il campanile è pericolante e rende inagibile tutto il quartiere, costringendo negozi alla chiusura e alcune famiglie fuori casa. A giorni si interverrà per la messa in sicurezza; e solo dopo il tratto di via Ugo Bassi e il vicolo San Salvatore potranno essere riaperti».

Potendosi avvalere della consulenza e del supporto dell'ufficio sismico, costituito dalla Curia di Bologna e rappresentato da don Mirko Corsini, per lo svolgimento delle procedure burocratiche e delle attività di coordinamento degli interventi con gli enti pubblici, don Guizzardi entra nel merito delle condizioni della chiesa madre di Cento, la basilica Collegiata di San Biagio: «Rispetto alle altre chiese, è quella che ha riportato minori ferite a seguito del sisma. La facciata non si è distaccata dal resto dell'edificio che riporta, tuttavia, crepe sugli archi che sostenono la cupola. Di certo questo richiederà un certo lavoro per recuperarla, ma niente di irreparabile. C'è grande fermento tra i fedeli per una chiesa che viene considerata il simbolo della città, ma per vederla riaperta al culto si parla sempre e comunque di una decina d'anni».

Beatrice Barberini

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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