Quotidiani locali

«Niente vitalizio per i Cavicchi»

L’Inail ai genitori dell’operaio morto: avete diritto solo ai 1.900 euro del funerale, lui non manteneva una famiglia

SAN MARTINO. Lo Stato ritiene di essere a posto con la famiglia di Nicola Cavicchi, avendo versato 1.936 euro per i suoi funerali e non riconoscendo agli anziani genitori il diritto ad una rendita. Il perché lo ha spiegato ieri l’Inail in una lunga nota da Roma, dopo che lo sfogo del padre dell’operaio morto nel crollo della Ceramica Sant’Agostino era rimbalzato dai quotidiani locali a tutti i telegiornali italiani. La misera somma, sottolinea anzitutto l’istituto di assistenza, «non è il risarcimento per la perdita del figlio, ma il contributo alle spese per il funerale che l’Inail eroga sempre ai familiari di tutti i lavoratori deceduti». Il diniego al vitalizio per i genitori, invece, deriva dalla lettura del Testo unico del 1965, che stabilisce «precisamente condizioni e misure» delle prestazioni ai superstiti. Il diritto alla rendita, è la spiegazione dell’Inail, spetta «al coniuge, fino alla morte o a nuovo matrimonio; a ciascun figlio fino al raggiungimento del 18esimo anno di età (per ragioni di studio l’età viene elevata fino ai 21 anni se i figli sono studenti di scuola media o superiore e non oltre i 26 anni se studenti universitari); ai figli totalmente inabili al lavoro, ai quali la rendita spetta a prescindere dall’età, finché dura l’inabilità». A genitori e «altri ascendenti» spetta solo «se vivevano a carico del lavoratore deceduto, in mancanza di coniuge e figli», e a fratelli o sorelle solo in caso di convivenza con sostentamento a carico del deceduto.

«Nicola Cavicchi - continua la spiegazione - non aveva figli o una famiglia da mantenere. Per questo l’Istituto non ha potuto erogare una rendita ai familiari superstiti». La richiesta in prima istanza dei Cavicchi è stata infatti respinta, anche se riguardava appena il 10% dello stipendio lordo di Nicola.

Non c’è spazio per interpretazioni o margini di flessibilità, secondo l’Inail, l’unica via d’uscita è cambiare la legge. «Il Testo unico n. 1124 è una legge di quasi cinquant’anni fa che senza dubbio non può tener conto di cambiamenti significativi intervenuti sia nel lavoro sia nella famiglia - così si chiude la nota - dalla diffuse condizioni contrattuali iniziali e flessibili, che si traducono in rendite molto basse per i familiari dei superstiti, alle convivenze di fatto di molte coppie non sposate. A questo proposito l’Inail ha avanzato più volte la proposta d’introdurre alcune modifiche legislative», pronta a fornire «il più ampio supporto tecnico». Nel frattempo, però, terrà chiusi i cordoni della borsa. (s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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