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Il sogno nel cassetto di Linda Bertasi

La giovane scrittrice ferrarese dopo aver pubblicato i primi due libri cerca fortuna con un romanzo storico sull’America

FERRARA. Da grande voglio fare… Le idee sono tante e da bambini i mestieri affascinanti un’infinità. Poi si cresce, si acquisisce consapevolezza e si fanno le proprie scelte; giuste o sbagliate che siano. Alla fine torna tutto. Nel 1978 a Portomaggiore nasceva Linda Bertasi, scrittrice. L’autrice, con due romanzi alle spalle (“Destino di un amore” del 2010 e “Il rifugio” del 2011, entrambi presentati alla fiera del libro di Milano) ed un terzo ultimato in attesa di pubblicazione, si racconta in un’intervista, spiegando come si è avvicinata alla letteratura e quali progetti ha in cantiere per il futuro.

Quando è nata la sua passione per la scrittura?

«Fin da bambina ho sempre letto e scritto; mi piaceva moltissimo. A quindici anni ho cominciato a scrivere qualche racconto, però la decisione vera e propria di imbarcarmi nella scrittura di un romanzo è avvenuta appena tornata dal mio viaggio di nozze».

Amante della letteratura eppure il suo percorso di studi è stato tutt’altro...

«Sì, ho frequentato l’istituto tecnico a Ferrara. Ero stata indirizzata a quella scuola, ma non mi piaceva particolarmente. Il mio professore di italiano voleva che facessi il corso di integrazione per passare dall’istituto tecnico al liceo, ma non lo feci. Rimasi lì, portai a termine diligentemente la formazione e basta».

Dai cenni biografici risulta che è titolare di una piccola realtà commerciale a Copparo, paese dove vive, ma le piacerebbe essere una scrittrice di professione?

«Tantissimo. Al momento ho uno studio di ortopedia a Copparo, però se potessi fare della scrittura il mio primo lavoro ne sarei entusiasta. Rimane un mio sogno».

I sogni sono importanti. E’ stato più faticoso realizzare il primo o il secondo romanzo?

«Sicuramente il secondo. Il primo è venuto di getto, un romanzo d’amore quasi giallo per i tanti colpi di scena. Per l’altro - spiega - ho fatto molte ricerche, mi sono documentata perché ho toccato vari argomenti che andavano approfonditi e quindi il lavoro è stato più faticoso».

Dalla scrittura alla pubblicazione il passo è stato breve?

«Diciamo di sì. E’ stato mio marito a spingermi a spedirlo ad alcune case editrici; io da sola probabilmente non l’avrei fatto, sono timida di carattere. A Caravella editore il romanzo è piaciuto e così dopo sei mesi me l’hanno pubblicato; il secondo, sempre edito da loro, è uscito in ancor minor tempo. Devo dire che sono stata fortunata, perché mi sono trovata benissimo con questa casa editrice».

C’è un autore, un’opera che l’ha influenzata particolarmente e che le ha fatto dire “Voglio cominciare a scrivere anche io”?

«Jane Austen è la mia passione. Dopo aver letto “Emma” ricordo che mi sono messa davanti alla macchina da scrivere, perché all’epoca c’era ancora la macchina da scrivere, decisa a combinare qualcosa. Comunque a parte lei, i miei preferiti in assoluto sono Shakespeare e Tolstoj».

Mostri sacri della letteratura, insomma. Un’anticipazione del nuovo libro?

«E’ un romanzo storico, che ho ambientato nell’Ottocento in America, durante la Guerra di secessione. Vorrei presentarlo ad una casa editrice più grande - conclude la giovane scrittrice ferrarese -, perché mi sono documentata parecchio, ho svolto un notevole lavoro di ricerca prima di iniziare a scrivere. Vedremo nel giro di breve tempo se questo progetto sarà realizzabile».

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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