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Porta Paola, ecco il piano per salvarla

Parte l’intervento nello storico edificio lesionato dal sisma. Gli architetti: le prime cure contro il rischio cedimento

FERRARA. Sono iniziati ieri i lavori nel cantiere che dovrà mettere in sicurezza lo storico edificio di Porta Paola gravemente danneggiato dalle scosse di terremoto del maggio scorso. La struttura presentava già una serie di problemi al tetto e nei muri che danno su piazza Travaglio. L’intervento del Comune è finanziato con fondi regionali per la ricostruzione post-sisma e il direttore dei lavori è Claudio Bignozzi.

«Si è verificato un cedimento delle fondazioni - precisa l’architetto Natascia Frasson, referente per i beni monumentali del Comune di Ferrara - per cui bisogna intervenire all’interno con la tecnica dei “pali pressoinfissi” o “pali a contrasto” che servono per consolidare le fondazioni lesionate. Lo scorso maggio si era prospettata la cerchiatura dell’edificio per il timore che si aprisse, ma dopo un consulto con l’ingegner Giuliano Mazzadri, che conosce a fondo la storica struttura e anche i numerosi interventi che negli anni sono stati effettuati, si è preferito non procedere alla cerchiatura, ma fare un intervento nella parte interna per arginare l’acuirsi del cedimento fondale».

In questi giorni si interverrà quindi per salvare un edificio che è stato ristrutturato nella facciata che guarda su via Bologna e nella pavimentazione con intervento terminato nel 2004 e che è praticamente vuoto dall’anno successivo.

«Ad aggravare la situazione - dichiara l’architetto Claudio Bignozzi - c’è anche il suolo su cui si basa la struttura, un fondo sabbioso che contribuisce a favorire il processo di cedimento dell’edificio. Per questo verranno fatti lavori mirati, non tanto per ristruttuare l’edificio, ma per salvarlo dal rischio di cedimenti e per arginare le grosse crepe che si sono aperte anche al piano superiore».

Il monumento da maggio è stata transennato e nel frattempo sono stati fatti anche dei sondaggi interni per stabilire l’entità dei danni.

La Porta di San Paolo meglio conosciuta come "Porta Paola - come ricorda Francesco Scafuri, lo storico del Comune di Ferrara - fu costruita nel 1612 su progetto dell'architetto Giovan Battista Aleotti detto l'Argenta. Eretta sia per motivi militari che per il controllo di uomini e merci in entrata o in uscita dalla città, la Porta monumentale è una delle massime espressioni dell'architettura tra il manierismo ed il barocco a Ferrara. L'elemento più importante è la facciata dell'Aleotti verso via Bologna, in marmo bianco lavorato a bugnato rustico, arricchita da lesene laterali e coronata da un timpano curvilineo.

Nel 1798 alla Porta Paola fu dato dai Francesi il nome di "Porta Reno", tuttavia oggi si ritiene più appropriata l'antica denominazione. Nella prima metà del XIX secolo venne modificato il prospetto della Porta verso la città e attorno al 1850 il rivellino perse le sue caratteristiche militari, per poi essere definitivamente abbattuto negli anni immediatamente successivi, quando cominciò l'opera di prosciugamento e di bonifica dei fossati delle mura, interventi che consentirono poco dopo la rettifica del primo tratto di via Bologna. Nella seconda metà dell'Ottocento registriamo varie trasformazioni interne alla Porta, destinata ad accogliere la ricevitoria daziaria e la pesa, anche se qualche locale al piano superiore per un certo periodo fu affittato al custode e alla sua famiglia. Nel giugno 1898 l'Ufficio Tecnico del Comune elaborò il progetto di riduzione a barriera della Porta. I lavori edili furono eseguiti in gran parte lo stesso anno, ma il complesso intervento urbanistico si concluse soltanto nel 1901. In tale occasione vennero aperti nelle mura due grandi varchi, cosicché l'edificio della Porta fu isolato completamente; tali passaggi laterali, attraverso i quali potevano transitare più agevolmente persone e merci, dovevano essere chiusi tassativamente ogni sera da appositi cancelli in ferro e ghisa. Un terzo squarcio più largo è stato aperto per la realizzazione di via Kennedy nel 1967 .

L'edificio, dopo un breve periodo di insediamento di alcuni uffici della Cassa di Risparmio di Ferrara negli anni '40, fu destinato interamente ad accogliere gli "uffici del dazio e consumo"

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