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Con Sandra il decoupage diventa un’arte

La ferrarese Boccafogli compone usando vari oggetti: «La mia spinta procede per immagini. Audrey Hepburn la mia icona»

FERRARA. «Non son sempre stata un’artista, sono partita dal decoupage e dal recupero di mobili, che soprendemente con un po’ di acrilico, fantasia e perizia riprendevano nuova vita. Il decoupage mi è piaciuto per il ritagliare e incollare che amo molto. È un amore di pancia, forse di bambina anche. Il decoupage è democratico, non elitario. Non sono un’artista con la puzza sotto il naso, amo mescolarmi con la realtà, con la gente... Mi sento un’artigiana oltre che un'artista, perché conosco il valore di lavorare con le mani, e la perizia che occorre per portare a termine un lavoro ben fatto. Un’altra mia grande passione è la fotografia, tutte le foto del mio sito sono mie, mi piace fare foto, con quel clic crei un altro mondo! Scrivere la luce significa fotografare: niente di più poetico».

Con queste brevi, ma significative parole, la ferrarese Sandra Boccafogli presenta se stessa e il suo mondo. Un mondo fatto di arte che s’intreccia al mondo della moda e dello stile: «Il mio essere artista si intreccia assolutamente con la moda, sono stata accanita lettrice di Vogue Italia per anni. Qualche tempo fa vidi un film splendido di Loic Prigent sulla maison Vuitton e Marc Jacobs. Fui letteralmente ipnotizzata dal modo di lavorare del geniale stilista: bellissimi pasticcini colorati (i macarons) colpiscono la fantasia di Jacobs e diventano applicazioni colorati sulle borse Vuitton. Poi lo stilista ha un’idea spettacolare: realizzare borse con pezzi di altre borse storiche della maison, una borsa nuova (ad edizione limitata ovvio) riciclando altri pezzi del passato, con grande tormento degli abili artigiani, la cosa non fu assolutamente facile. Ma alla fine la borsa vide la luce e mi colpì al cuore, uno spettacolo! In questo senso credo di sentirmi vicina alla moda, a questa moda, che stravolge gli oggetti creativamente, riciclando genialmente. In una mia tela, una delle mie grandi farfalle, ho applicato una mini-bag alla tela e l'ho riempita di acrilici. Per non parlare dei bottoni, spesso presenti sulle mie tele, incollati e sporcati di colore».

Sandra quando crea è precisa e segue una tecnica tutta sua: «La mia spinta a creare procede per immagini, trovo un oggetto che mi chiama, e intorno a quello costruisco il quadro, una sorta di diario visivo, trasportato sulla tela. La mia è arte visiva non pittura, il mio mondo è fatto di frammenti di carta, cocci di un piatto, un biglietto della metro di Londra, un bottone dimenticato, un pezzo di stoffa, un lembo di voille di un mio vestito da carnevale di quand’ero bimba, un abitino della Barbie, una collana ormai dimenticata, un top da disco. Mi piace lavorare con i tessuti, con gli oggetti perché hanno uno spessore, una loro realtà materica, ed una loro originaria destinazione d’uso».

Ha una passione smoderata per Audrey Hepburn, protagonista anche di una delle sue mostre, e infatti spiega: «Ho un innamoramento visivo nei confronti di Audrey. L’immagine di quest’icona di stile mi ha stregata da quand’ero bimba e guardavo i suoi film in bianco e nero con i miei nonni... A quell’epoca fui catturata da Sabrina, dalla sua metamorfosi da figlia dell’autista a incantevole e sofisticata bellezza. Quell’abito di Givenchy con cui Sabrina-Audrey va al ballo mi ha ferita al cuore. Si racconta che Givenchy accettò di incontrare Audrey perché pensava di incontrare l’altra Hepburn, allora ben più famosa, poi il loro sodalizio diventò indissolubile! Altro film culto è Colazione da Tiffany, quando Audrey è nel pieno dello splendore del suo stile. Un gioiello a livello visivo, Audrey-Holly con il cappello a tesa larga e il little-black dress, i suoi occhi da cerbiatta e le meches bionde sul castano dei capelli, come interpretavano perfettamente l’originalità charmante del personaggio! Per non parlare di Tiffany nei titoli di testa, e lei che fa colazione davanti alle sue vetrine, J’adore. Nel mio sito (http://www.sandraboccafogli.it/) ho una sezione interamente dedicata alle mie Audrey. La mia ammirazione per Audrey Hepburn va al di là della sua splendida immagine: era persona generosa, autentica, come poche nel suo ambiente. Mi piace citare qui questa bellissima frase di Billy Wilder, che la diresse in Sabrina: ciò che realmente serve per diventare una stella è una qualità particolare che Dio ti dona oppure no. Ci nasci, non puoi impararlo. Dio l’ha baciata sulla guancia lei è stata Audrey».

Infine, tornando alla moda e a Ferrara, sua città nativa: «Ferrara è cittadina di provincia, un tempo se ti vestivi troppo fashion venivi additato come fenomeno da baraccone. Ora invece le cose sono cambiate. Ferrara è diventata più stilosa, grazie anche ai ragazzi dell’Università. Ma un pizzico di chiusura nei confronti dell’originalità resta. Se si confrontano le vetrine di uno stesso marchio, per esempio tra Ferrara e Bologna, c'è una bella differenza. Certo Ferrara – chiude - è pure città abbastanza ben vestita, difficile veder eccessi di cattivo gusto, tra i Ferraresi doc (a parte le eccezioni che confermano la regola,ovviamente…)».

Francesca Succi

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