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il convegno

Unitown, la fusione perfetta tra città e sapere

Tra le proposte di scambio, anche una rappresentanza di studenti in consiglio comunale

Città e Università: quale il rapporto migliore? Se n'è parlato al convegno “UniTown” svoltosi in contemporanea col Festival di Internazionale. Gli ospiti hanno rappresentato atenei e amministrazioni di diverse città europee, tra cui Braga (Portogallo), Cadice (Spagna), Capodistria (Slovenia), Cracovia (Polonia), Gießen (Germania), Katowice (Polonia), Regensburg (Germania), Tartu (Estonia) e Turku (Finlandia).

Ospite d'onore Roger Kemp dell'Università di New Haven (Connecticut), esperto mondiale in materia. I partecipanti fanno parte di una rete - UniTown appunto - nata su proposta dell'ateneo estense con l'obiettivo di un'integrazione sempre maggiore tra le due realtà.

«Per molto tempo, e in molti casi ancora oggi - ha detto al convegno Paolo Ceccarelli, già preside della Facoltà di Architettura -, le città hanno svolto un ruolo di contenitore delle attività e degli studenti, ricavandone sì vantaggi, ma puramente indotti».

Si pensi a quanti, a Ferrara, ricavano un reddito dalla locazione di appartamenti agli universitari, o quanti dai consumi degli studenti, e si pensi all'opposto al fatto che gli atenei dal canto loro hanno tratto vantaggio dalla città, per lo meno quando ne hanno occupato gli spazi. Ecco, UniTown è nata con l'obiettivo di andare oltre. «Le città potrebbero sostenere con decisione le aree di ricerca e formazione più specifiche delle loro università, mentre queste potrebbero aiutare a rinforzare le caratteristiche delle città in cui hanno sede». Come? Ad esempio istituendo «organismi congiunti che abbiano la finalità di far diventare gli atenei parte attiva delle strategie di sviluppo economico locale» ha detto ancora Ceccarelli. Alessandro Somma, ordinario di Diritto privato comparato e delegato del Rettore per l'area internazionale, ha citato altre due concrete possibilità.

«Perché non ammettere una rappresentanza degli studenti nel Consiglio comunale, come già avviene in alcune realtà universitarie?», e perché non coinvolgerli, dalle funzioni sanitarie all'assistenza ai gruppi marginali, dalla gestione degli spazi pubblici agli sportelli in cui gli studenti di Giurisprudenza si formano fornendo assistenza legale ai coetanei, fino ai «corsi di Italiano per chi è arrivato qui col progetto Erasmus e per gli immigrati»?.

Non poteva mancare un rapido accenno alla discussione estiva sulla movida: «non voglio entrare oltre nel merito - ha detto Somma -, ma è chiaro che un progetto come questo sta su un altro pianeta rispetto a quelle polemiche». (g.r.)

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